Non sarà Pompei, ma anche il castello di Sestola - nel suo piccolo - rappresenta un tesoro storico-artistico della provincia. Come avviene per l'area archeologica campana, una parte consistente di questo castello rischia di sgretolarsi sotto i segni del tempo e dell'incuria. Pochi sanno che il castello, sebbene perla del comune appenninico, è di proprietà del Comune di Modena. E soltanto nei giorni scorsi, a più di un anno dai primi allarmi lanciati da Sestola si è deciso a stanziare 221 mila euro per restauri urgenti. I lavori sono stati definitivamente aggiudicati lo scorso 8 novembre con la pubblicazione sull'albo pretorio dell'appalto dei lavori per la messa in sicurezza e recupero strutturale del fabbricato denominato "Impero", una porzione importante del borgo che un tempo costituiva il castello e che fino a fine anni '80qualche anno fa era sede delle colonie estive. Lo stato in cui versa l'edificio è disastroso. Come testimoniano le immagini qui a fianco, il tetto si sta sbriciolando, pezzi di muro sono già precipitati e più parti del tetto sistemato negli anni alla bell'e meglio sono costituiti da pannelli di eternit. Il colpo di grazia è arrivato a ottobre 2009 quando le forti precipitazioni hanno aggravato la situazione spingendo il comune di Sestola, che ha in uso una parte del castello, a lanciare una richieste di intervento e di aiuto al proprietario, Comune di Modena. Le condizioni del fabbricato "Impero" sono particolarmente compromesse. Come spiega la relazione della impresa esecutrice dei lavori «L'incuria manutentiva e la scarsa qualità costruttiva della copertura con manto in cemento-amianto hanno provocato il progressivo degrado della struttura e di parte degli ambienti interni, causato da infiltrazioni di acqua piovana e neve disciolta. L'instabilità del manto di copertura, l'assenza di una guaina o un altro tessuto impermeabilizzante hanno conseguentemente provocato l'infiltrazione che ha danneggiato la copertura, i travetti secondari fino a 2 architravi, causando il cedimento dell'assito e di travetti secondari di un'intera falda. Di conseguenza ha ceduto parte del controssoffitto in tavolato di legno, del solaio al terzo piano e il crollo di un'ampia porzione della parete in pietra del lato ovest». Scopo dell'intervento è la messa in sicurezza e il recupero del fabbricato per rimuovere ogni possibile causa di ulteriore degrado. A denunciare quella che ritiene una colpevole trascuratezza ad opera del Comune è il consigliere provinciale Dante Mazzi, capogruppo del Pdl. «E' incredibile che sino ad ora sia passato in silenzio quello che è una vergognosa forma di scempio del patrimonio monumentale della provincia. Un pezzo di storia, che potrebbe essere un motivo di attrazione turistica, è stato ed lasciato sgretolarsi, in balia delle avversità meteorologiche. - spiega Mazzi - Mi chiedo se Manuela Ghizzoni, parlamentare del Pd prima firmataria nel chiedere le dimissioni del ministro della Cultura Sandro Bondi per quanto avvenuto a Pompei ora si attiverà per chiedere allo stesso modo le dimissioni degli assessori al Patrimonio, ai Lavori Pubblici e alla Cultura de Comune, ma prima di tutti del sindaco che ha le chiavi del castello. Forse sarebbe da chiedersi se non sia la stessa Ghizzoni a dover togliere il disturbo: è più preoccupata di Pompei che del patrimonio della sua provincia. E la deputata ha anche l'aggravante di essere ricercatrice dell'università per la tutela dei beni culturali...»