Levata di scudi in paese per impedire l'esposizione dell'opera a Montecitorio durante le feste di Natale A Monterchi è guerra aperta sulla richiesta di esporre a Palazzo Montecitorio la Madonna del Parto durante le festività natalizie o, se non ci fossero i tempi tecnici, per quelle pasquali, in onore ai 150 dell'unità d'Italia. «Non vogliamo scatenare alcuna guerra di religione - ha dichiarato il vice presidente della Camera dei deputati, Maurizio Lupi, al Corriere Fiorentino - e siamo i primi a volere tutte le garanzie per proteggere l'opera. Siamo convinti che sarebbe una grande occasione, non solo per l'affresco ma anche per il paese aretino. Queste cose, però, si fanno con e nello spirito unitario che vogliamo festeggiare». Spirito che non persuade Lina Guadagni, portavoce del comitato «La Madonna dei Monterchiesi» e capogruppo della lista "Liberi Elettori": «Confermo - dice la professoressa - che qualora si decidesse di trasferire l'affresco io m'incatenerò alla porta della scuola e con me tanti altri paesani. Siamo molto preoccupati innanzi tutto perché la richiesta è arrivata informalmente, perché il dottor Paolucci ha dichiarato di essere stato incaricato di scrivere un depliant per l'occasione e perché pensiamo che lo spostamento a tempo indeterminato dell'opera dalla sua sede attuale possa essere un grimaldello per definirne in seguito un'altra». Domani a Monterchi ci sarà uno dei consigli comunali più infuocati della storia del paese, anche se l'ultima parola spetta solamente al ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi, una volta sentito il relativo comitato tecnico-scientifico, al quale la dottoressa Paola Refice, Coordinatrice dei beni artistici e storici della Soprintendenza di Arezzo, la scorsa settimana ha inviato la relazione a nome del soprintendente Agostino Bureca: «Lo stato pittorico conservativo sembra ottimale dice la coordinatrice nonché presidentessa della Fondazione Piero della Francesca ma i problemi sono molteplici e uno dei meno banali è come far uscire la Madonna del Parto dalla scuola, operazione che costerebbe decine di migliaia di euro. Il rischio da 1 a 10 sullo stato conservativo di un eventuale trasferimento? Sei». Domanda alla quale risponde anche Guido Botticelli, l'ultimo restauratore dell'affresco: «Non esistono pericoli veri e propri, ma piuttosto la possibilità di piccoli incidenti che, su un'opera così delicata e importante potrebbero avere delle ripercussioni non trascurabili. L'opera è stata ricollocata su un supporto rigido in gesso che, per sua natura, è particolarmente sensibile a movimenti impropri, urti, o variazioni di temperatura e di umidità». Chiosando: «Dobbiamo fare gli interessi dell'opera d'arte, non quelli dell'onorevole di turno». «Spostarla aggiunge l'architetto Giuseppe Centauro, che si occupò della diagnostica dell'affresco significherebbe andare contro tutto quello che abbiamo fatto. Basti pensare alla teca che costò 250 milioni di lire, come minimo andrebbe ricollocata in una nuova, trattandosi della prima opera al mondo ad essere stata messa in un ambiente protetto». Favorevole il sindaco Massimo Boncompagni: «A patto che il suo stato generale non venga compromesso».