Non è ufficiale, ma pare destinata a slittare la mozione di sfiducia nei confronti del ministro per i beni e le attività culturali Enrico [sic] Bondi prevista per domani 29 novembre. Eppure sarebbe stato un gesto altamente umanitario, e non basta la sanguinosa riforma Gelmini a giustificarne il rinvio. Il ministro Bondi è ormai fuori controllo, prolungare anche di un solo minuto la sua permanenza al vertice del ministero può essere una crudeltà senza ritorno. Per la cultura e lo spettacolo italiani in questa metà di legislatura non ha fiuto niente di positivo, anzi con tutta evidenza non ne ha capito niente. Anche se ha la protervia impagabile di rispondere alle istanze più alte, che si rammaricano e non comprendono la soppressione dell'Ente teatrale italiano, come è successo al presidente Napolitano, «Era un ente inutile!». Come se lui fosse in grado di valutarlo: cosa ne sa lui? E' come per il crollo della casa dei gladiatori pompeiani: certo non ci ha messo l'esplosivo sotto, ma ha di certo affidato al manager dei McDonalds la massima responsabilità tecnica del suo ministero. Spostando mortificando e trasferendo quelli che negli uffici di soprintendenza si erano formati. Ma il ministro Bondi non si cura del giudizio degli altri, non li sta neanche a sentire, nelle occasioni pubbliche come nei talk show televisivi. Poi quando passa dall'apparente souplesse soporosa alla reazione, non perdona: urla forsennatamente, di solito frasi fatte, ribadite come slogan. Oppure, come consumata volpe del palcoscenico, la butta sul patetico, con la stessa nonchalance con cui di solito nega l'evidenza. Ha fatto così riguardo ad incarichi e finanziamenti che è nobilmente riuscito ad assegnare al figlio e al marito divorziando della sua compagna, anche lei parlamentare pia, mentre l'intero spettacolo italiano, come tutto il sistema culturale delle istituzioni, vanno a rotoli, anzi in bancarotta, grazie ai tagli a tutta la cultura che Tremonti annoiato dispone come fosse un Capeto, e Bondi si limita a dire «malo, quando riesce ad accorgersene. E qualche volta arriva distratto a trovare «giuste le ragioni» di chi protesta. Sindrome di sdoppiamento puro, visto che i tagli vengono dal suo ministero. Per il bene del ministro, dimettiamolo al più presto. ps domani potrebbe esserci per i suoi detrattori maligni un'altra puntata gustosa. Tra i beneficiati della sua generosità, assieme alla dama bulgara infilatasi alla Biennale, alla Banda di Novi Ligure, ai parenti passati della moglie prossima ventura, c'è un altro amico, riportano i giornali, Mariano Anagni, la cui compagnia, ha ottenuto in tempi di Fus magrissimo, un cospicuo finanziamento. L'organizzatore è in realtà contitolare di compagnia assieme all'attore e regista Gabriele Lavia, che dovrebbe essere nominato direttore del Teatro di Roma, benché il suo modo di fare teatro sia uno dei più privati. Con un'esperienza di direzione di teatro pubblico, a Torino fine anni 90, non proprio esemplare quanto a gestione.
Un ministro fuori controllo. Dimettiamolo
Il ministro per i beni e le attività culturali Enrico Bondi è fuori controllo e il suo rinvio alla prossima seduta del Parlamento potrebbe essere considerato un gesto umanitario. La sua gestione della cultura e dello spettacolo italiano è stata criticata per la soppressione dell'Ente teatrale italiano e per aver assegnato finanziamenti a persone legate al suo entourage. Il ministro è noto per la sua reazione violenta e per non aver capito le istanze più alte. La sua gestione del ministero è stata descritta come "proterva" e "ignorante". Il ministro è stato accusato di aver affidato la massima responsabilità tecnica del suo ministero a un manager dei McDonald's.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo