Ai giudici. Alfano: «Non vogliamo sottoporre il pm al potere esecutivo, né intendiamo arrivare surrettiziamente a questo risultato intervenendo sulla polizia giudiziaria» Il ministro dei Beni culturali sarebbe pronto a dimettersi per evitare di essere sfiduciato dal Parlamento. E in settimana si discuterà la bozza di riforma preparata dal Guardasigilli ROMA. Sandro Bondi potrebbe dimettersi. È questa la voce che nelle ultime ore gira all'interno della maggioranza di governo. Il ministro dei Beni Culturali, infatti, è molto amareggiato per le ultime tegole che gli sono cadute sulla testa. A partire dal crollo di Pompei per finire con lo scandalo dell'attrice bulgara ospitata (insieme ad altre 40 persone) al Festival di Venezia a spese dello Stato (400 mila euro?). Questioni su cui, raccontano, di fronte agli attacchi dell'opposizione e dei finiani il titolare dei Beni Culturali non si sarebbe sentito difeso abbastanza dal suo stesso partito. Una mossa, le dimissioni, che servirebbe a prevenire l'eventuale sfiducia parlamentare nei suoi confronti. Mercoledì mattina, infatti, la conferenza dei capigruppo calendarizzerà la mozione di sfiducia dell'opposizione nei confronti del ministro. Mozione su cui Bondi potrebbe non avere i numeri: i finiani, infatti, se in un primo momento pensavano all'astensione, ora invece, dopo lo scandalo bulgaro, sembrano orientati al pollice verso. E comunque la linea di Fini sarebbe quella di lasciare mano libera ai suoi: ognuno voterà secondo la propria coscienza. Ma se sono vere le voci in circolazione, non ci sarà bisogno di votare perché nel frattempo il ministro potrebbe essersi dimesso. L'altra grana che il governo dovrà affrontare la prossima settimana sarà la riforma della giustizia, che dovrebbe arrivare in consiglio dei ministri martedì o venerdì. E lì con i finiani la situazione è ancora in alto mare, perché i punti in sospeso sono diversi. E anche il presidente Giorgio Napolitano a suo tempo aveva espresso forti perplessità di fronte alla bozza che gli era stata sottoposta dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Il Guardasigilli, intanto, tra pochi applausi e molti brusii, ieri è intervenuto al congresso dell'Associazione nazionale magistrati. «Non vogliamo sottoporre il Pm al potere esecutivo, né intendiamo arrivare surrettiziamente a questo risultato intervenendo sulla polizia giudiziaria, che non sarà uno strumento nelle mani dell'esecutivo», ha detto Alfano. Immediata la replica del presidente dell'Anm, Luca Palamara, secondo cui «il Guardasigilli non fa che confermare che il governo ha altre priorità rispetto alla soluzione dei veri problemi della giustizia». «Noi abbiamo percepito le vostre come aggressioni alla sovranità del Parlamento, voi alla vostra indipendenza e autonomia», ha replicato il ministro. Che alla fine ha spiegato di «non aver mai dato del fannullone a un magistrato, ma anzi di averli spesso elogiati per la difficoltà del loro lavoro».
Bondi e la giustizia. Le prossime grane in arrivo
Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, potrebbe dimettersi per evitare di essere sfiduciato dal Parlamento. La sua amareggiatura è cresciuta dopo gli scandali che lo hanno colpito, come il crollo di Pompei e lo scandalo dell'attrice bulgara ospitata al Festival di Venezia. La conferenza dei capigruppo mercoledì calenderà la mozione di sfiducia dell'opposizione nei confronti di Bondi. I finiani, invece, potrebbero votare a favore della mozione, dopo lo scandalo bulgaro. La riforma della giustizia sarà discussa la prossima settimana, ma i punti in sospeso sono ancora molti.
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