Oggi in Aula la mozione del Pd dopo il disastro di Pompei: ecco tutte le bugie e le inesattezze sostenute dal ministro. lI caso Bonev è l'ultima tegola che ne dimostra l'inaffidabilità ROMA. La mozione di sfiducia a Sandro Bondi presentata dal Partito Democratico arriverà in aula lunedì 29 novembre: trova la sua solida motivazione nella sua devastante azione complessiva, che ha colpito ogni settore del dicastero dei Beni e delle Attività Culturali. Lungo sarebbe l'elenco delle macerie fumanti che in appena due anni di ministero il senatore di Fivizzano lascia dietro si sé, ma oltre all'opposizione anche i parlamentari più avveduti della maggioranza hanno ottimi motivi per votargli contro viste le inesattezze che ha propinato all'aula di Montecitorio il 10 novembre scorso rispondendo all'interrogazione sul crollo della Schola Armaturarum a Pompei, una notizia che ha fatto il giro del mondo dando del nostro paese un'immagine di cialtronesca incuria. Dopo una introduzione politica, Bondi ha aperto la sua spiegazione con la prima palese fandonia: «La decisione di nominare un commissario nasceva dall'emergenza» ha esordito, ma "emergenza" in un atto di governo è parola tecnica e la Corte dei Conti ad agosto ha decretato che nel commissariamento di Pompei l'emergenza non sussisteva. È opinione diffusa che a Pompei la vera emergenza sia arrivata dopo, e i crolli da gennaio scorso in avanti siano invece dovuti all'incapacità di Marcello Fiori, manager della protezione civile nominato da Bondi nel 2009 commissario straordinario dell'area archeologica, che ha preferito spendere in promozione e valorizzazione. Per nascondere la situazione Bondi è stato per lo meno inesatto asserendo che l'83 dei fondi è stato destinato alla tutela e alla messa in sicurezza e non alla valorizzazione, assommando nel computo le spese del precedente commissario, Profili, che si era attenuto ai piani della soprintendenza. Ha perfino incluso le spese per le domus recentemente aperte al pubblico, e in questo caso la messa in sicurezza riguarda il visitatore e non il bene archeologico, il turista e non la domus. Come ha ricordato Matteo Orfini, responsabile cultura del Pd, ben che vada Fiori ha investito solo il 28 per la messa in sicurezza, preferendo spendere i soldi della soprintendenza in operazioni di scarsa utilità come un doppio sito internet, il grottesco rifacimento del teatro definito dagli esperti uno scempio - e spettacolini. Sulla Schola Armaturarum, Bondi insiste che la parte più bassa delle mura, quella affrescata, si sia salvata, quando le immagini che hanno fatto il giro del mondo parlano da sole. Ma è arrivato a dire che in passato la soprintendenza di Pompei aveva cospicue giacenze di cassa che spesso superavano i 50 milioni di euro l'anno: in realtà oltre l'80 di quei fondi erano stati impegnati dalla soprintendenza in lavori già deliberati, che non partivano peri ritardi del settore amministrativo, che fa capo al city manager. Annaspando per giustificare la scelta di affidare anche in futuro i musei e i siti archeologici ai manager, Bondi ha affermato che la «loro formazione e la loro missione, tuttavia, non è quella di gestire musei e aree archeologiche, come avviene negli altri Paesi del mondo». I soprintendenti sono per formazione storici dell'arte, archeologi, talvolta architetti. Scivolando nel ridicolo Bondi ha concluso presentando la sua ricetta per salvare Pompei: un comitato di esperti che «rilevi attraverso le moderne tecnologie l'intera città per preservarne la documentazione». Ma i rilievi esistono già: sono conservati nella soprintendenza di Boscoreale aggiornati fino al 2006, quando mancarono i fondi: il ministro Rocco Buttiglione sottrasse a Pompei circa 30 milioni di euro per far restaurare una serie di chiese di modestissimo interesse. Sono esempi di come il senatore di Fivizzano sul crollo di Pompei ha ripetutamente detto il falso. Errore o premeditatamente poco importa: se l'opposizione ha ottime ragioni di sfiduciarlo per l'azione complessiva, le hanno anche i colleghi di maggioranza, visto che - lo dimostra il caso dell'attrice bulgara Michelle Bonev e la sua ospitata a Venezia da 400 mila euro (pagati dallo Stato) - ha mentito perfino a loro e a tutto il Paese.
Bugie e crolli, va giù un altro birillo: Bondi sul filo delle dimissioni
Il ministro Sandro Bondi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali è stato oggetto di una mozione di sfiducia presentata dal Partito Democratico. La mozione è stata motivata dalla devastante azione complessiva del ministro, che ha colpito ogni settore del dicastero. Il ministro è stato accusato di diverse inesattezze e bugie, tra cui la sua affermazione che l'83% dei fondi destinati alla tutela e alla messa in sicurezza della Schola Armaturarum a Pompei era stato destinato a queste finalità, quando in realtà era stato destinato anche alla valorizzazione. Il ministro ha anche affermato che la parte più bassa delle mura della Schola Armaturarum si era salvata, quando in realtà è stata distrutta.
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