l principale sostegno venne invece loro da quello che era detto il "popolo minuto", la parte meno abbiente della popolazione. Come allora, anche oggi la popolazione più disagiata e meno istruita tende a sottomettersi più facilmente a un capo, a scordare, identificandosi nel suo successo, le proprie miserie; tanto più se costui la conquista assicurandole di essere contro i "poteri forti", cioè, un tempo a Firenze, come oggi in Italia, contro le classi colte, medie e riflessive, che vedono e avversano leccesso di potere nelle mani di uno solo. Il paragone tra Berlusconi e i primi Medici si può spingere oltre. Il più famoso di loro, Lorenzo il Magnifico, per accattivarsi il consenso popolare, compose personalmente opere di ambiente e gusto popolareschi e rusticani. B., che fabbrica e diffonde televisione dozzinale, fa un po la stessa cosa. Il paragone con Lorenzo, però, finisce qui. Perché il Medici faceva il popolano per calcolo e con grande maestria letteraria, e in più scriveva e commentava poesie eleganti e dottissime, e si circondava dei migliori intellettuali e artisti del tempo, come Botticelli o Poliziano. Mentre B. popolano lo è per natura e gli intellettuali della sua corte sono Vespa e Bondi. Ma questo, secondo Severgnini, lo rende ancora più gradito agli italiani, perché ancora più semplice, più a portata della loro pancia. Sembra come loro; meno che nel portafogli, si capisce. Il potente usa la propria ignoranza per simulare una fittizia eguaglianza. Il caso di B. può spingere a credere che larte popolare sia un anestetico di terzordine, da consumare e buttare. Larte, invece, può essere popolare ma anche di qualità, senza contare che pure quella che nasce elitaria può diventare poi popolare. Guardate i capolavori della grande mostra "Mediterraneo", appena inaugurata al Ducale. Sono quadri non difficili, abbastanza diretti, che però ci interrogano e inquietano su di noi e sul nostro ambiente umano e geografico. Larte vera parla al cervello della gente e induce a usarlo persino quando cè il problema di riempire la pancia. Non la si può perdere, come ha ammonito Zubin Mehta lunedì, parlando, al Carlo Felice, a una stupenda folla, che ha riaffermato con una straordinaria presenza i suoi diritti alla musica somma. Guai, ha detto Mehta, se tutto questo non ci fosse più. Proprio quando i bisogni ci angosciano e stordiscono, la pancia è vuota o malnutrita, larte e la cultura indicano una strada per salvarsi con dignità e coraggio. Ecco perché le istituzioni dovrebbero favorirle, invece di scoraggiarle. Ma il nuovo Signore vuole sudditi con pochi mezzi economici e intellettuali, che non abbiano tempo né voglia di essere migliori. Per questo chiude i teatri e i musei, taglia i fondi alle scuole. Preferisce cittadini avviliti dalla miseria quotidiana; gli piacciono inebetiti davanti allo spettacolo della sua ricchezza, appagati dai surrogati televisivi di essa. La giovane impiegata, ormai neppur più ben vestita, che lascia alla cassa del supermercato un prodotto perché non ha il denaro sufficiente per pagarlo (quante volte assistiamo a questa scena, ormai!), è limmagine del popolo, specie delle classi mediobasse, ai tempi della Signoria berlusconiana. Se cede del tutto, rassegnandosi a farsi fintamente consolare dal Grande Fratello o da Amici, è perduto definitivamente. Ma, se coltiva la cultura e larte, potrà farcela ancora.