A Trinitapoli crolla un muro risalente a 6500 anni fa Gli scavi clandestini nel parco degli ipogei di Trinitapoli hanno distrutto un muro di epoca neolitica, risalente a 6.500 anni fa, più antico delle altre strutture esistenti nell'area che risalgono a 2mila anni. L'allarme è stato lanciato da Anna Maria Tunzi, l'archeologa che ha diretto le campagne di scavi degli ultimi vent'anni ed è responsabile del sito per la Soprintendenza ai Beni archeologici di Puglia. Tra le scoperte più importanti la tomba del Gigante, un guerriero di un metro e 85 centimetri. Carbonara TRINITAPOLI Il parco degli ipogei di Trinitapoli come gli scavi di Pompei. Crolla un muro, risalente all'epoca neolitica, e il sito, proclamato «centro di eccellenza dell'ipogeismo», finisce nel mezzo di un'aspra polemica tra chi lo dovrebbe tutelare e chi lo dovrebbe gestire. Un fatto che riporta l'attenzione su un patrimonio archeologico di inestimabile valore, per il quale si investe (in lavoro e denaro) da oltre trent'anni, con relative scoperte. Una per tutte: quella della tomba del Gigante, così soprannominata per la presenza dei resti di un guerriero alto un metro e 85 centimetri, un'altezza rara per un uomo della Preistoria. Ma ci sono anche quelli degli Avori o dei Bronzi, così denominati per l'impressionante quantità di reperti ritrovati in questi materiali. Tutto ciò non è però bastato, evidentemente, a tutelare questo importante patrimonio. «Ora gli scavi clandestini hanno distrutto un muro di epoca neolitica, risalente a qualcosa come 6.500 anni fa, più antico delle altre strutture esistenti che risalgono a 2mila anni or-sono», dice Anna Maria Tunzi, l'archeologa che ha diretto le campagne di scavi degli ultimi vent'anni ed è responsabile del sito per la Soprintendenza ai Beni archeologici di Puglia. Il muro, di tipo semicircolare, sarebbe crollato - sempre secondo la Soprintendenza - in seguito agli scavi fatti per cercare reperti in maniera abusiva. Risultato: rimane un cumulo di terra. Non è chiaro se potrà essere ricostruito, per ora non si può toccare nulla in attesa degli esiti delle indagini. Il fatto è stato segnalato ai carabinieri di Trinitapoli dalla Soprintendenza e sono già intervenuti, per gli accertamenti, i militari del nucleo Tutela patrimonio culturale di Bari. Mentre il sindaco di Trinitapoli, Ruggero Di Gennaro, avrebbe appreso della scomparsa del muro solo il 17 novembre attraverso una lettera della Soprintendenza. Ma la «sparizione» del muro risale almeno ai primi di ottobre, quando la Soprintendenza l'ha scoperto. «Una cosa gravissima - dice ancora l'archeologa - di cui noi rispondiamo alla comunità scientifica, ma qualcun altro deve risponderne al mondo intero». Per ricostruirlo bisognerebbe accertare se, sotto i cumuli di terra rimasti, ci sono ancora basole. Ma per adesso, l'area è sotto sequestro da parte dei carabinieri. La Tunzi, però, è un fiume in piena nel denunciare le carenze del sito e le mancanze del governo cittadino. Le stesse che consentirebbero, dunque, a chiunque di entrare nell'area e anche scavare abusivamente. «Le telecamere ci sono, ma non sono mai state attivate - dice - quindi, gli autori di questo scempio non saranno mai individuati. Il perché le telecamere non funzionino è una cosa inspiegabile». Secondo la studiosa, il problema non sono i fondi che, anzi, qui sono arrivati copiosi nel corso degli anni. Ma la gestione dell'area stessa. «Gli ipogei sono del ministero, l'area è del Comune che deve gestirla - spiega - e invece, ci sono passerelle in legno fatiscenti, per non parlare delle erbacce. L'area è un disastro. E l'assurdo è che il riconoscimento di "centro di eccellenza dell'ipogeismo" dovrebbe funzionare un po' come un "doc"». La struttura, inoltre, non è nemmeno aperta. Per visitarla occorre prenotare a un numero di telefono che è indicato all'ingresso. «Quindi, una scolaresca che arriva, ad esempio, - dice la Tunzi - non può visitarlo». A diffondere la notizia dell'avvenuto crollo del muro sono stati i rappresentanti di un movimento politico di opposizione in città, l'Alternativa. Ma il crollo, che possa essere dipeso o meno da uno scavo abusivo o da un fattore naturale (come le infiltrazioni di acqua piovana), è destinato ad alimentare le polemiche già aspre intorno al parco degli ipogei. Gli scavi A Trinitapoli, a partire dal 1987, sono stati trovati i resti di ipogei di epoca preistorica. Erano stati scavati dalla popolazione indigena, stabilita nel basso Tavoliere, a partire dalla media età del Bronzo. Gli ipogei sono dei templi sotterranei in cui si svolgevano riti sacri di carattere propiziatorio, probabilmente collegati alla caccia e alla fertilità della terra. In periodi successivi alcuni di essi furono utilizzati non come luoghi di culto, ma come colossali tombe collettive, contenenti le spoglie di oltre duecento individui ciascuno tra adulti e bambini di entrambi i sessi. Il parco L'elevato numero di sepolture ritrovate a Trinitapoli, sulla strada che collega la cittadina a Margherita di Savoia, rende l'area una vera e propria necropoli, unica in Italia tra i rilevamenti riguardanti l'età del Bronzo. Gli ipogei più rilevanti sono quello del Gigante (dove sono stati ritrovati i resti di un guerriero alto un metro e 85 centimetri), quello del Guardiano. quello dei Bronzi e quello degli Avori. Numerosi anche i reperti ritrovati nelle sepolture. Questi dovrebbero essere raccolti ed esposti nel museo in allestimento all'interno dello stesso parco degli Ipogei.