Non è inverosimile - nonostante gli sdegnati dinieghi del ministro Urbani - che la sanatoria estesa agli "illeciti nelle aree pae-saggisticamente vincolate" reintrodotta nel maxiemendamento alla "delega ambientale" abbia qualcosa a che fare coi lavori abusivi (l'uscita-a-mare da un bunker travestita da teatrino greco) fatti eseguire da Berlusconi nella sua Villa Certosa in Costa Smeralda: a riprova ulteriore del leccapiedismo che ha contagiato così largamente il suo staff di ministri. Non è andata più o meno sempre così? Per il conflitto d'interessi, le TV, i rientri di capitali dalL'estero, i giudici, la giustizia?... E, tuttavia non è questo il problema. E, che siamo a quanto sembra di fronte a un'altra puntata della pluridecennale telenovela dei parchi italiani. Dove lo scontro - attenzione - non è fra il bene e il male alla maniera delle guerre di Bush. C'è anche qualcosa di simile, certo, ma c'è soprattutto la guerra di logoramento fra chi ragiona abbastanza da preoccuparsi per il futuro del paese, dei figli, del territorio e chi invece non sa sollevare lo sguardo al di là dei quattrini sull'unghia, e non vuoL sapere nient'altro. Perché - ripetiamolo ancora -di questo si tratta. E' il futuro che ci stiamo giocando. La "vertenza dei Parchi". Valga il vero. Per più di vent'anni (tra i '60 e i '70) Antonio Cederna è andato ripetendo ogni giorno la geremiade del metroquadrato-scarso-di-verde-a-persona nel nostro paese contro i 24 di Londra, i non-so-più-quanti di Stoccolma, i cento e passa di Amsterdam... E finalmente, dài e dài, ce l'ha fatta. Per merito del batti e ribatti suo e delle associazioni ambientali la linea dei Parchi è passata. Ha fatto breccia nell'opinione pubblica, è diventa legge, ha visto Regioni e Comuni fare a gara nei salvataggi di spazi verdi, è arrivata a coprire quel 10 di territorio nazionale che è la media europea. In controtendenza tra l'altro (o "a compensazione") rispetto all'andazzo dell'abusivismo edilizio che in quegli stessi anni andava deturpando così largamente il paese e alle relative sanatorie periodiche... Una cosa da notare è che in questo processo di formazione della "rete delle Aree Protette" italiane per superare gli interessi locali contrari si è fatto abbondante ricorso a promesse di vantaggi che sarebbero derivati ai Comuni interessati dalla "valorizzazione turistica" legata alla presenza dei Parchi. Tanto che nella mentalità corrente di molte amministrazioni locali il Parco è diventato sinonimo di buoni-affari turistici: un luogo nei cui dintorni (o magari all'interno del quale) tirar su alberghi, complessi residenziali e quant'altro per attirare visitatori paganti con l'esca della "natura incontaminata" attraverso operazioni di per sé stesse contaminanti. Il fare-e-disfare. Come dire che - fatti i Parchi - s'è subito avviato il lavorìo per disfarli: coi ridimensionamenti, le erosioni di confini, le deroghe, le eccezioni, perfino le licenze di caccia... Fino alla sanatoria di oggi. La quale sfonda porte aperte da un lato (la promessa di demolizione del "mostro di Punta Peroni" di Bari già stabilita dal giudice) e dall'altro dà spazio a un'altra sfilza di abusi... Tanto da dare l'idea che questo fare-e-disfare sia una triste caratteristica della nostra natura, del nostro paese, che tanto vale rassegnarci... Ma qui mi sembra ci siano ancora due riflessioni da fare. La prima è che bene o male, da Cederna in avanti, un "ciclo virtuoso" per le questioni ambientali in Italia c'è stato, che ha riportato vittorie (dal referendum antinucleare dell'87 alla legge 394 sui Parchi del '91 all'abbattimento del "mostro di Fuenti" del '98), che ne potrà riportare altre ancora, che sarebbe sbagliato rinunciare a combattere. La seconda riguarda più in generale la condizione del paese: il rapporto tra le aree edificate in aumento continuo e le aree libere in continua diminuzione, gli spazi per l'agricoltura che si vanno restringendo ogni giorno. Non è più questione di fiori-e-uccellini:è che ci va mancando lo spazio per respirare e per vivere... A Mexico City (metropoli di 18 milioni e passa abitanti in continua e caotica ulteriore espansione) hanno deciso di erigere un muro lungo cento chilometri attorno all'abitato attuale - con divieto assoluto di costruire al di là - come unico modo per salvare il territorio circostante dal dilagare edilizio. Da noi non siamo a quel punto, ma non è che ne siamo poi troppo lontani. Vediamo di darci una regolata. ... E a proposito della diatriba di centrosinistra sul dopo-Berlusconi - se conservare le leggi varate sotto il suo governo o levarle di mezzo - ho idea che questo maxiemendamento alla delega per l'ambiente fornisca un altro buon argomento a favore della seconda tesi; una cosa in più da levarci dai piedi alla svelta.