Sono 730 vasi, greci. italioti ed etruschi, in sei sale; rappresentano tutti i temi della mitologia, appresi fin da piccoli: Edipo che ascolta l'enigma della Sfinge, Menelao e Ulisse a Troia che trattano la restituzione di Elena, Aiace e Achille che giocano ai dadi. Molti sono di famosi pittori antichi. alcuni (uno di Exekias) perfino firmati; hanno dai 26 ai 25 secoli di vita; parecchi rappresentano il periodo d'oro della pittura vascolare, massimamente scavati a Vulci e Cerveteri: torna al Museo Gregoriano etrusco in Vaticano, riallestita e da cinque anni non la si poteva visitare per restauri, una tra le più importanti collezioni al mondo di archeologia, voluta da Gregorio XVI Cappellari nel 1837, in buona misura basata anche sulla prima joint-venture tra uno Stato e dei privati, gli scavi Campanari come vedremo. Vi sono ben 65 vasi che danno il nome a una serie nel mondo degli studi (il Pittore di Astarita, quello di Edipo etc.). e già questo la dice lunga sull'importanza della raccolta; tanti sono stati pubblicati dai maggiori nomi della ricerca scientifica nel campo, come John Beazley e Arthur Trendall; e le sale sono accanto (e sotto) al resto del museo, con i ritrovamenti, per esempio, della tomba Regolini-Galassi di Cerveteri, o l'eccezionale bronzo del Marte di Todi. Dice il responsabile delle antichità, Maurizio Sannibale: «Per la prima volta, accanto a quella splendida greca che gli etruschi importavano, esponiamo anche la loro ceramica: creazioni autoctone: forse meno splendenti, ma in grado di dialogare con gli altri esemplari coevi»; in mostra, tanti vasi, non un'esposizione rarefatta e minimalista, come usa talora: «Abbiamo voluto innovare conservando»; l'unico nome che non è rappresentato è quello di Eufronio, il resto c'è più o meno tutto, e fa davvero girar la testa. «Immaginiamo una frazione rapida, per il pubblico di massa; ma ora la visibilità dei reperti è tale che può soddisfare anche chi invece studia, o voglia comunque approfondire». L'ordine è quello cronologico, «così si vede anche il maturare dello stile»; attorno, sono tornate le chiusure cinquecentesche delle finestre, decorate, disegnate, con i calendari, che erano dell'appartamento del funzionario che abitava le sale fino al 1798. In una è conservata la donazione Astarita di Mario, napoletancaprese amico di Beazley, che nel 1976 ha donato tutto a Paolo VI Montini; è «una delle rare volte in cui la collezione si è accresciuta, dopo il 1870». Molto proviene da Cerveteri, moltissimo da Vulci: verso i1 1830, due bienni di grandi scavi; quelli vulcensi vengono ritenuti tra i più produttivi di sempre al mondo: ben 1.222 oggetti, a parte i frammenti. E tante curiosità. I fratelli Campanari avevano i diritti, ma non i soldi; per evitare la discesa dell'imperatore tedesco come socio, lo Stato allora del pontefice (1835) decide di "fare alli mezzi", e diventa partner. Francesco Buranelli ha ricostruito l'affaire in un libro (Erma): grande oculatezza vaticana, e speculazioni sulla divisione dei beni ritrovati. Lo Stato sceglie prima dei privati; esige un 10 per cento in più per concedere il diritto d'esportazione. Da una parte nasce questo musco; e dall'altra, con tre aste a Londra, le sezioni etrusche dei maggiori musei al mondo: dispersi oltre 400 oggetti. E per fortuna, la parte migliore rimane e resta qui: nella Torre dei Venti voluta da Pirro Ligorio. Con oggetti anche più antichi, ed un tempo dispersi; molti che sono carichi di misteri sul luogo del ritrovamento e sulla loro genesi. E' quest'altra tappa del rinnovamento che Antonio Paolucci va perseguendo da quando è direttore dei Musei torna a donare ai visitatori un tesoro incomparabile; le antiche foto ci mostrano quando i vasi ruotavano su mensoloni di marmo, o (fino al 1920) erano esposti a giorno, senza teche; ora si rincorrono i nomi dei Pittori di Byrgos e Douris, mentre, alle pareti dell'emiciclo, Bernardino Nocchi, pittore del Settecento, racconta le imprese e le realizzazioni di Pio VI Braschi. Ma quanto è lontano il frastuono del mondo.
Musei Vaticani. Così si è salvata la collezione etrusca di Papa Gregorio
Il Museo Gregoriano etrusco di Vaticano ospita una collezione di 730 vasi greci, italioti e etruschi, rappresentanti vari temi della mitologia. La collezione è stata creata nel 1837 da Gregorio XVI Cappellari e comprende opere di famosi pittori antichi, tra cui Exekias. I vasi sono stati scoperti in scavi a Vulci e Cerveteri e sono stati restaurati e riallestiti nel 2019. La collezione è stata accresciuta con donazioni, tra cui quella di Mario Astarita nel 1976. Il museo è noto per la sua importanza nella raccolta di archeologia e per la sua esposizione di reperti etruschi e greci.
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