I1 tema non è se anche il post mortem debba avere il suo segmento «luxury» esasperato, come il teschio dell'inglese Damien Hirst, due chili di platino e ottomila brillanti assicurati per 18 milioni di euro. L'arte contemporanea fa spesso discutere in un Paese più avvezzo a guardare stupito il Rinascimento che la contemporaneità. Ma sono cose che si lasciano volentieri ai critici. Il teschio ha avuto la sua serata di gala ed è ora ospite dello Studiolo (straordinario) di Palazzo Vecchio. Ma ha anche avuto un ampio contributo di scontri politici tuttora in corso. L'opposizione di centrodestra si è accanita su questioni non artistiche, su chi ci sia dietro alla società organizzatrice (visto che non si va oltre due fiduciarie) e quale sia il guadagno del Comune pur in assenza di costi diretti, a parte mettere a disposizione uno spazio unico al mondo. L'amministrazione risponde che la stessa società ha prodotto altri eventi di rilievo a Milano o a Venezia, collaborando anche con il ministero dei beni culturali, con le città di Bologna e Roma. Ma l'opposizione insiste e porta un po' di carte al prefetto e si fa aiutare con interrogazioni parlamentari, avanzando anche l'ipotesi che la Corte dei Conti possa rilevare un danno erariale data la presunta (per il centrodestra) esiguità dei possibili guadagni per il Comune. Non c'è dubbio: l'evento pone Firenze in un circuito di contemporaneità e di richiamo, al di là dei beni storici presenti in città. E questo come si valuta? E quanto si ricava dall'impatto di immagine? E quanto sarà utile nel convincere altri artisti famosi a esibirsi a Firenze? Il meccanismo scelto nel contratto che ha portato il teschio luccicante in Palazzo Vecchio può essere fonte di interpretazioni diverse (e l'opposizione opta per la peggiore, ovviamente). Un bilancio potrà essere fatto al consuntivo della mostra. Il caso Hirst potrebbe comunque essere molto utile se darà al Consiglio comunale l'opportunità di approvare, magari all'unanimità, un regolamento che permetta in futuro di discutere solo della qualità artistica e della convenienza di altre simili iniziative. Sarebbe il modo migliore per evitare controversie sul tipo di società ammesse alla contrattazione e sull'opportunità di concedere i luoghi prestigiosi di proprietà comunale. Non solo. Il regolamento dovrebbe rispondere preventivamente anche ad altre domande: è sempre indispensabile una redditività monetaria per l'amministrazione? Quali i fini alternativi? A che cosa destinare i fondi ricavati? Meglio avere le idee chiare.