Un «Summit arte e cultura» per fare il punto sull'alleanza tra gli imprenditori e il settore culturale ma anche per valorizzare sempre più la cultura come asset competitivo. È il tema dell'incontro che si terrà il 1 dicembre prossimo nella sede del Sole 24 Ore a Milano. Ad aprire i lavori, Bernabò Bocca, vicepresidente dell'Associazione Civita, che ha commissionato una grande ricerca sul valore della cultura che verrà presentata al convegno. Dottor Bocca ci può dire a grandi linee cosa emergerà dalla vostra ricerca? Innanzitutto, un dato che sovverte un po' la convinzione che il mondo dell'impresa è poco sensibile al nostro patrimonio culturale. Infatti dalla nostra ricerca emerge che circa il 48 delle imprese italiane investe in cultura. Pur non anticipando cifre, garantisco che la dimensione dell'investimento culturale, in termini economici, ma anche in termini di prestazione di servizi, è davvero significativa, e supera di gran lunga i dati che circolano generalmente. A fronte di questo, emergono, però, anche i nodi nel rapporto con i beneficiari degli investimenti, e alcune indicazioni utili per scioglierli. Secondo lei le imprese dovrebbero aumentare il loro impegno? Le imprese che non investono sono soprattutto quelle di piccole dimensioni (10-19 addetti). Ma crediamo che sia importante che vengano messi in campo atteggiamenti e politiche che semplifichino e sensibilizzino l'investimento di quelle che già lo fanno, fidelizzandole ulteriormente. Investire in cultura garantisce sempre dei ritorni? Noi ne siamo profondamente convinti. E lo conferma la nostra indagine. A volte si tratta di visibilità del marchio, in altri casi di una facilitazione nel rapporto con i propri clienti, o di un aumento nelle vendite. A volte, semplicemente, della soddisfazione nell'aver contribuito alla valorizzazione del patrimonio culturale locale, e, quindi, allo sviluppo del proprio territorio. Questo accade soprattutto nel caso delle Pmi. E le istituzioni o la politica cosa dovrebbe fare per incentivare l'impegno in cultura? Aprirsi al rapporto e alla collaborazione effettiva con il privato, che chiede occasioni di partnership non occasionale nel segno della qualità delle proposte, maggiore visibilità, coerenza dei progetti da finanziare con la propria mission aziendale, un contatto diretto con l'amministrazione pubblica. Civita come interviene in questo contesto? In primo luogo nel tentare di rimanere fedele alla propria missione di costituire un ponte tra le imprese e il mondo della cultura, tra pubblico e privato. Un'attività che, nei nostri quasi venticinque annidi vita, non ha solo prodotto singoli progetti e interventi concreti nati in collaborazione con molte aziende nel mondo dell'arte, della cultura, dei musei, delle mostre, e, in genere, della valorizzazione del patrimonio culturale; ma ha contribuito a un vero cambiamento nello scenario sociale e politico, per cui oggi, a livello generale, si può parlare della tendenza ad una "big society".