ROMA Con un blitz il governo Berlusconi in meno di ventiquattr'ore pone e ottiene la fiducia al Senato. La fiducia "numero 23" è stata decisa mercoledì sera alle 19 e votata alle 13 e 45 di ieri. Questa volta riguardala legge-delega sull'ambiente, il provvedimento omnibus con cui il governo ha impacchettato il cuore delle questioni ambientali (dai rifiuti alla difesa del suolo, dalle acque ai parchi) sottraendole al Parlamento per consegnarle a una commissione di 24 esperti che saranno nominati dal ministro Matteoli. Ma il maxiemendamento su cui tecnicamente è stata posta la fiducia ha imbarcato in modo improvviso un'altra norma: la depenalizzazione degli abusi in aree protette commessi fino al 30 settembre 2004. È questa a suscitare un surplus di scandalo: «Un regalo a Berlusconi per condonare Villa Certosa»; «Un'ennesima norma ad personam in una legge devastante», denunciano Ulivo e Rifondazione. Nell'aula di Palazzo Madama esplode la contestazione: alcuni senatori del centrosinistra issano cartelli con slogan di scherno: «Viva Villa Certosa». I Verdi si tolgono le giacche e restano con t-shirt (fatte stampare di corsa) sulle quali campeggia: «Per Villa Certosa state spogliando l'Italia». Dall'altra parte dell'emiciclo, la Casa delle libertà (dove, accantonati dissensi e maldipancia, sono tutti "allineati" per il voto di fiducia, anche se la Lega ammette che dirà "sì" per necessità) esplode in cori li «Buffoni, fuori». Un crescendo, la rissa sfiorata. Il presidente del Senato Marcello Pera prima sospende la seduta, poi censura e quindi espelle cinque verdi: il capogruppo Stefano Boco, Sauro Turroni, Fiorello Cortiana, Loredana De Petris e Anna Donati. Al momento del voto l'opposizione non rientra in aula e la fiducia riceve 158 sì; 2 no (Mancino, ex presidente del Senato, della Margherita, e Peterlini, delle Autonomie); un astenuto (Federici, di Fi). Tra i non votanti il forzista Mario Greco, cognato di Antonio Matarrese (le imprese Matarrese hanno costruito l'ecomostro di Punta Perotti), che ritiene «una chiara e aperta forzatura» il maxi emendamento là dove prevede gli smantellamenti. Infatti la delega ambientale se da un lato condona anche nelle aree protette (senza paletti per il pregresso; vietando gli aumenti di volumetria per il futuro), dall'altra agita la bandiera dell'abbattimento di ecomostri come Punta Perotti (già deciso peraltro dalla Cassazione). «In sessanta giorni, e dall'esercito», spiega il relatore Specchia (An). Lancia la proposta di una commissione sugli abusi edilizi dei parlamentari. «Si condona tutto, tuttoscuote la testa GavinoAngius, il presidente dei senatori Ds . É il quarto provvedimento di condono in pochi anni ed è incostituzionale, perché ia Costituzione tutela l'ambiente». «Siamo all'ennesimo capitolo delle leggi della vergogna, ad personam», scandisce Willer Bordon, capogruppo della Margherita. Il "la" alle contestazioni parte da Sauro Turroni (Verde): «II maxiemendamento l'ha fatto Ghedini, l'avvocato di Berlusconi». Ghedini smentisce. Accuse tutte rinviate al mittente da parte della coalizione di governo che parla di «legge rigorosa». In testa i ministri Giuliano Urbani (Beni culturali) e Altero Matteoli (Ambiente) che assicura: «È una sanatoria mini-mini che si batte contro i grandi abusi». Il vicepremier Fini: «L'opposizione ci accusa di qualunque cosa, così perdono dì credibilità». Ora il testo torna alla Camera.