«Solo un'operazione di marketing». Esplode la polemica Firenze. Si può fare politica culturale esponendo il teschio di Damien Hirst nello Studiolo di Francesco I a Palazzo Vecchio? Secondo l'assessore alla cultura di Firenze, Giuliano da Empoli, sì. Secondo numerosi critici e moltissimi fiorentini forse proprio no. E nelle migliori tradizioni della città scoppia il polverone. L'obiezione è semplice: gusti estetici a parte, a una città accusata di non lasciare spazio alla contemporaneità e a rischio mummificazione sotto il peso di tanta storia, tutto servirebbe tranne che una sciccosa operazione di marketing. Ma tant'è. I vantaggi sono che al Comune non costa nulla, anzi, se va bene ci guadagnerà qualcosina. E la bomba mediatica teschio di brillanti del valore di cento milioni di euro continuerà a tenere i riflettori su Firenze, la prima in Italia a mettere sul piedistallo il gioiellone dal titolo «For the love of God». Così si spera e così ci si prepara alla mostra-evento che apre oggi e va avanti al primo maggio. Le attese sono enormi per questa produzione di Arthemisia costata un milione e 600mila euro: l'obiettivo per guadagnare è portare i 1 SOmila visitatori che il percorso museale di Palazzo Vecchio ha registrato lo scorso anno, fino a quota 210mila grazie al «teschio». Al Comune andranno gli stessi incassi dell'anno passato, più un 6 per il disturbo. Il prezzo del biglietto cresce da sei euro (per chi vuole continuare a vedere solo i quartieri monumentali) ai dieci per il teschio di Damien Hirst, di cui due servono per accedere allo Studiolo di Francesco I. E a suggellare lo scintillante evento ieri sera grande cena di gala in Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, con ospiti selezionatissimi e a cinque stelle, fra cui il patron di Prada Patrizio Bertelli, Bernabò Bocca, i petrolieri Ugo e Isabella Brachetti Peretti, Nicola e Beatrice Bulgari, Ginevra Elkann, Ilaria Ferragamo, Alberta Ferretti, Manina Mondadori, il collezionista Victor Pinchuk, Agostino e Patrizia Re Rebaudengo, Francesca Versace e Vittorio Sgarbi.