Seicento intellettuali hanno firmato un appello al presidente Napolitano: il dicastero è allo sbando, il suo responsabile passa il suo tempo a via dell'Umiltà ROMA. Non una riga su Michelle Bonev (al secolo Dragomira Bonev), sulla delegazione di 32 persone giunte dalla Bulgaria per la mostra del cinema di Venezia e sul premio fantasma. Non pervenuti neppure gli articoli dedicati alle persone vicine al ministro Bondi che avrebbero avuto benefici dal suo dicastero. A leggere la rassegna stampa dei Beni culturali Sandro Bondi è il migliore dei ministri possibili. Per quei pochi che ancora non se sono accorti il ministro-poeta adotta opzioni più prosaiche. Ieri ha annunciato querela contro II Fatto quotidiano e il Corriere della Sera. «In questi giorni si è scatenata una campagna di stampa contro la mia persona, alimentata da ogni sorta di accuse, per affastellare nuovi argomenti e per far salire la tensione politica in vista del voto finale», ha replicato Bondi tirando in ballo la mozione di sfiducia presentata contro di lui dalle opposizioni e che si discuterà alla Camera nella prima settimana di dicembre. Che cosa hanno scritto i due quotidiani? Il giornale diretto da Antonio Padellaro ha approfondito il caso Bonev descrivendolo con dettagli da commedia all'italiana. Per capire quanto sia influente nei salotti berlusconiani la signora bulgara va ricordato che Giampiero Mughini andò via da Panorama a causa sua. («Scrisse un libro che era una porcata inaudita, feci la recensione ma il direttore Carlo Rossella, a mia insaputa, cambiò totalmente il pezzo, trasformando Michelle in una sintesi tra una Yourcenar e una Sarfatti. Lasciando la mia firma»). Attrice in alcune fiction Rai, accanto a Pippo Baudo a un dopofestival di Sanremo, la Bonev ha portato all'ultima edizione della mostra di Venezia il suo film Goodbye Mama (coprodotto dalla Rai col patrocinio del ministero). Mancava un premio. Si è risolto con un escamotage. All'interno di un evento vero ("Action for women" dedicato a registi di altro livello, come Tornatore e Comencini) ha rimediato una targa, per far contenta lei e la sua delegazione. Episodio farsesco che avrebbe un danno economico: le trentadue persone, sostiene il giornale, sono state alloggiate in alberghi a cinque stelle e in ristoranti di lusso della città lagunare. Chi ha pagato? Bondi si indigna e assicura: «Nessun costo, diretto o indiretto, è stato sostenuto dal ministero per l'organizzazione di questo premio speciale. Sconcertano perciò talune ricostruzioni totalmente prive di fondamento». Allora hanno pagato i bulgari? A precisa domanda il governo di Sofia, secondo il Fatto, è altrettanto categorico: «Tutte le spese incluso il viaggio sono state a carico di chi ci ha ricevuto». Un mistero buffo che si aggiunge alle recenti polemiche per l'assunzione di Fabrizio Indaco (figlio della attuale compagna di Bondi, Manuela Rapetti) alla direzione generale del Cinema e per i 25mila euro del Fondo unico per lo spettacolo assegnati per una consulenza all'ex marito della Rapetti. Al povero Bondi il Secolo XIX rimprovera persino i finanziamenti ministeriali alla banda musicale di Novi Ligure (paese natale della Rapetti) e i 285mi1a euro del 2009 a una compagnia teatrale di Massa, vicino a Fivizzano, paese natale del ministro. Ma in questi casi il ministro ha risposto che tutte le bande musicali che ne fanno richiesta (850 in totale) ricevono un contributo fisso di 550 euro e che la compagnia teatrale contestata è quella «dove opera il grande regista e attore Gabriele Lavia e riceve contributi dal 1992». Laddove non arrivano le accuse, sono le difese d'ufficio a far danno a Bondi. Prendete Daniele Capezzone. Secondo il portavoce del Pdl «la tempistica, il "timing" degli attacchi contro di lui con un crescendo di accuse e insinuazioni alla vigilia del voto sulla mozione di sfiducia contro di lui, è eloquente». Insomma, un complotto internazionale che va da Sofia a Pompei. Ma l'attacco più pesante è arrivato ieri dalla sala Nassirya del Senato. In un appello firmato da seicento intellettuali, tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti è stato chiesto al presidente Giorgio Napolitano un intervento in difesa dei beni culturali e le conseguente dimissioni di Bondi. L' appello sottolinea quanto «la misura sia colma, considerata l'inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio del mondo». I firmatari hanno illustrato la gravissima situazione in cui versa il ministero dei Beni culturali e i clamorosi errori commessi nella gestione post terremoto del patrimonio dell'Aquila e nella gestione del sito di Pompei. Parlano di un ministero allo sbando, con le casse sempre più vuote, dove gli amministrativi prendono il posto degli archeologi e «manager dei fast food» decidono dell'Accademia di Brera, con i Comuni che spingono all'urbanizzazione per gli oneri fiscali e un ministro che «non fa nulla e lascia fare di tutto agli altri» che viene definito «un ministro fantasma, che passa il suo tempo a via dell'Umiltà e fa meglio quando non c'è». Non accuse personali ma politiche, alle quali stavolta Bondi non potrà rispondere attraverso gli avvocati.