ROMA-«No alla morte della cultura»: e' l'accorato appello che 600 intellettuali italiani e stranieri hanno firmato e lanciato ieri mattina dalla Sala Nassirya del Senato al Presidente della Repubblica Napolitano. Promosso dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali, insieme con l'Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, l'Associazione Culturale Silvia Dell'Orso, l'Associazione Nazionale Archeologi, il Comitato perla Bellezza, Italia Nostra, la Rete dei Comitati per la difesa del territorio, l'appello sottolinea quanto «la misura sia colma, considerata l'inadeguatezza nella gestione del più grande patrimonio del mondo». I firmatari, illustrando la gravissima situazione in cui versa il Ministero dei Beni Culturali, ormai al collasso - gli stanziamenti per i beni culturali sono solo 0,20 del bilancio dello Stato, contro 0,90 della Francia e 1,20 in Inghilterra, e i clamorosi errori commessi nel patrimonio dell'Aquila post-terremoto e di Pompei - chiedono pertanto le dimissioni di Sandro Bondi definito un «ministro fantasma», autentico liquidatore del MiBAC. Hanno preso la parola Irene Berlingò (Assotecnici), l'ex soprintendente di Pompei, Piergiovanni Guzzo, Vittorio Emiliani (Comitato per la Bellezza), Ebe Giacometti (Italia Nostra), Bernardo Rossi Doria (Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio), Tsao Cevoli (Associazione Archeologi) e Marisa Dalai (Bianchi Bandinelli). Un saluto è stato portato dai senatori Francesco Pardi (Idv) e Vincenze Vita (Pd).
Seicento intellettuali contro i "tagli"
600 intellettuali italiani e stranieri hanno firmato un appello per chiedere le dimissioni del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, considerato un "ministro fantasma" a causa dell'inadeguatezza nella gestione del patrimonio culturale. L'appello, lanciato dalla Sala Nassirya del Senato, sottolinea la gravità della situazione del Ministero dei Beni Culturali, che ha solo 0,20 del bilancio dello Stato assegnato ai beni culturali, contro 0,90 della Francia e 1,20 in Inghilterra. I firmatari chiedono inoltre la chiusura del Ministero dei Beni Culturali e la nomina di un nuovo ministro.
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