Chiedono l'intervento di Napolitano Ormai siamo «al collasso»: gli stanziamenti per i Beni culturali sono lo 0,2 del bilancio dello Stato contro lo 0,9 in Francia e l'1,2 in Gran Bretagna, per non parlare dei «clamorosi errori commessi nell'Aquila post terremoto e a Pompei». E il grido di dolore lanciato dall'Associazione nazionale dei tecnici per la tutela dei beni culturali e ambientali, con l'Associazione archeologi, il Comitato per la bellezza, Italia Nostra e la Rete dei comitati per la difesa del territorio, firmato da 600 intellettuali italiani e stranieri, tecnici, urbanisti ed ex sovrintendenti. Chiedono le dimissioni di Sandro Bondi, definito un «ministro fantasma», «liquidatore del ministero per i Beni culturali». L'appello, intitolato «No alla morte della cultura», è stato indirizzato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Duro l'ex soprintendente di Pompei, Piergiovanni Guzzo: «I crolli sono stati causati da errori della Protezione civile che un modesto archeologo avrebbe saputo evitare». «Al ministero non ci sono più neanche i soldi per pagare le bollette» ha rincarato Irene Berlingò. Seguita da Vittorio Emiliani: «Bondi passa il suo tempo a via dell'Umiltà. Fa meglio quando non c'è». In serata la replica del ministro: «L'appello a favore delle mie dimissioni è importante afferma Bondi perché è l'espressione di un mondo che nulla ha a che fare con la vera cultura e che è all'origine dei mali di cui soffre oggi il nostro Paese e in particolare della crisi in cui versa il sistema dei beni culturali»
Un appello di 600 intellettuali: i Beni culturali stanno morendo
Un gruppo di intellettuali e professionisti ha lanciato un appello a favore delle dimissioni del ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi. L'appello, firmato da 600 persone, critica l'amministrazione del ministero e chiede l'intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. I critici accusano Bondi di essere un "ministro fantasma" e di aver causato errori nella gestione dei beni culturali, come ad esempio il crollo di Pompei e l'Aquila dopo terremoti. Il ministro ha risposto affermando che l'appello è un'espressione di un mondo che non ha a che fare con la vera cultura e che è all'origine dei mali del sistema dei beni culturali.
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