Il comitato di sorveglianza striglia la Regione: programma da riscrivere I nuovi progetti riguarderanno grandi opere come la banda larga e i poli museali Appena 408 milioni spesi su oltre otto miliardi di euro. La Sicilia tiene nei cassetti il 94 per cento dei fondi che, già nel 2007, gli ha assegnato lUnione Europea. Un triste primato - le altre regioni del Sud non brillano ma segnano performance migliori - registrato ieri dal comitato di sorveglianza, lorganismo che vigila sullimpiego delle risorse comunitarie e che è composto, fra gli altri, dai rappresentanti di Bruxelles e dello Stato. Raccontano le parti sociali - nove fra sindacati e associazioni rappresentate nel comitato - che i funzionari europei hanno «pesantemente e ripetutamente evidenziato alcune fra le più rilevanti carenze della spesa». Denunciando «i gravissimi ritardi» ma segnalando anche lindisponibilità della Ue a finanziare progetti «gestiti da autorità amministrative straordinarie». Una bocciatura per la politica dei commissariamenti e per i provvedimenti demergenza. Le parti sociali sferrano un attacco in cinque punti, parlando di «assenza di confronto politico» sulle scelte compiute e di «frantumazione clientelare» dei flussi di spesa. Lamministrazione regionale fa sapere che nulla è perduto, che anche questanno si eviterà il disimpegno economico, ovvero la perdita dei fondi. Ma grazie a un paio di generose concessioni dellUnione europea: anche questanno, come nel 2009, lasticella da superare è stata abbassata. Alla Sicilia basta spendere appena 127 milioni ancora per non incappare nella tagliola della Ue. E nel conto possono essere inserite anche le spese effettuate per i grandi progetti, quali la Circumetnea, lanello ferroviario e il tram di Palermo, gli acquedotti. Nel 2011 sarà decisamente più dura, con oltre 900 milioni da mettere a rendiconto. «I dati non sono brillanti ma io sono ottimista, perché cè un incremento del trend di spesa nellultimo periodo», afferma Felice Bonanno, dirigente generale della Programmazione. La realtà è che sono passati quattro anni, siamo già oltre la metà del periodo di spesa (2007-2013), e lamministrazione isolana ha speso poco più del 6 per cento dei fondi a sua disposizione (11 per cento gli impegni). Terremotata dallinstabilità politico-burocratica, non è che la Regione potesse fare molto di più: il piano di spesa è stato redatto a fine 2007, poi le dimissioni di Cuffaro e la crisi, quindi quattro governi Lombardo. Antonio Riolo, che per la Cgil fa parte del comitato di sorveglianza, ha rifatto i calcoli: «Dallinizio del programma a oggi sono cambiati quattro assessori e tre direttori con delega alla Programmazione». Ora Palazzo dOrleans vuole cambiare marcia: ha riscritto il suo piano di spesa riducendo drasticamente il numero delle linee dintervento: da 173 a 69. Dora in poi saranno privilegiati le grandi opere e i grandi progetti, fra i quali poli museali-culturali, poli sanitari deccellenza, infrastrutture a banda larga. Ma il documento, varato dalla Regione nellimmediata vigilia della riunione del comitato, non è stato neanche preso in considerazione dai funzionari europei e statali. Se ne riparlerà a gennaio.