Faccia a faccia tra Bondi e Veltroni Il monito è giunto pochi giorni fa da Giorgio Napolitano: «Esistono sfide che richiedono revisioni rigorose nella spesa pubblica. Dobbiamo discuterne seriamente e trovare nuove vie per il nostro sviluppo economico e sociale. Ma è con serietà e convinzione» ha aggiunto «che mi sento di dire che queste vie non le troveremo attraverso una mortificazione della risorsa di cui l'Italia è più ricca: la risorsa cultura nella sua accezione unitaria». Ma come fare a trovare le risorse in un periodo di difficoltà economiche? Quali priorità dare? «Panorama» lo ha chiesto al ministro della Cultura di oggi e a quello di ieri, ora all'opposizione. SANDRO BONDI 51 anni, uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl, dall'8 maggio 2008 è ministro dei Beni e delle attività culturali. In questi due anni ho cercato di affermare una politica liberale nel campo della cultura. Una politica liberale nel campo della cultura in Italia significa innanzitutto affrancare le attività culturali dal connubio con lo Stato e con la politica militante L'Italia è in Europa la nazione nella quale il rapporto tra la cultura, da un lato, e lo Stato, dall'altro lato, si è venuto affermando con un intreccio asfissiante. Da Antonio Gramsci a Giuseppe Bottai la cultura è stata concepita come strumento per la raccolta del consenso politico, mentre lo Stato è diventato, dal dopoguerra a oggi, in seguito all'epoca del consociativismo, pressoché l'unico finanziatore e sostenitore della cultura, al punto da indurre recentemente Angelo Panebianco a parlare di «cultura di stato». Prima di Panebianco era stato Alessandro Baricco a porre in termini corretti e innovativi il problema del rapporto fra la cultura e lo Stato. Cioè la necessità di passare da una cultura quasi esclusivamente finanziata, e perciò dipendente dallo Stato, a una cultura espressione della società civile e sostenuta dai privati e dagli enti locali. Baricco infatti in un articolo sul quotidiano La Repubblica notava che i settori culturali che in questi anni hanno avuto il maggiore sviluppo erano quelli in cui «il denaro pubblico è quasi assente». E citava i libri, la musica leggera e la produzione audiovisiva Secondo Baricco, bisogna smettere di pensare che sia un obiettivo del denaro pubblico produrre un'offerta di spettacoli. Inoltre bisogna abituarci ad accettare imprese vere che producono cultura e profitti, e bisogna usare le risorse pubbliche per tenere bassi i prezzi e generare qualità. La sua tesi è che sia preferibile investire le risorse disponibili nella scuola e nella televisione, considerate il terreno su cui si gioca oggi una nuova alfabetizzazione democratica del Paese. Io ho raccolto questa sfida, approvando una riforma degli enti lirici, che assorbono la metà delle risorse dello spettacolo in Italia con gestioni discutibili, sprechi clamorosi e un rapporto difficile con il pubblico. Ho portato a compimento gli incentivi fiscali a favore del cinema, che spero siano rinnovati per i prossimi tre anni, e ho proposto l'abolizione dei criteri discrezionali e politici per quanto riguarda il finanziamento del cinema, a favore del sostegno ai giovani registi esordienti alle prese con le opere prime Sempre riguardo allo spettacolo, ho reso possibile la gestione privata del Teatro Quirino di Roma, è in corso una trattativa per il trasferimento del Teatro Duse agli enti locali dell'Emilia-Romagna, stiamo discutendo della possibilità di una gestione locale del Teatro La Pergola di Firenze; infine stiamo esaminando la possibilità di una gestione privata del Teatro Valle di Roma in collaborazione con il comune Tutte queste scelte denotano una scelta chiara da parte mia a favore di una partecipazione della società civile nella gestione di importanti istituti culturali. Nel campo dei beni culturali ho lanciato la sfida della valorizzazione del nostro patrimonio storico e artistico, affidando questo compito a un manager proveniente dall'industria privata, Mario Resca, il quale ha promosso una vera e propria rivoluzione nell'ambito della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, che ha già prodotto risultati importanti e innegabili. Quello che è accaduto a Pompei non può cancellare i risultati positivi ottenuti dalla direzione perla valorizzazione del patrimonio artistico e dal commissario straordinario nominato per superare l'emergenza in cui si trovava due anni fa il sito archeologico. L'informazione e la sinistra hanno vergognosamente strumentalizzato il crollo di un restauro in cemento armato effettuato negli anni 50, definito dal professore Andrea Carandini «una benedizione artistica». Questa vicenda ha confermato che esiste una centrale italiana di disinformazione che promuove e diffonde una raffigurazione distorta, falsa e catastrofica della realtà: in Italia dobbiamo fare i conti con un'opposizione che, pur di abbattere il governo scelto dagli elettori, è disposta a mandare in malora l'immagine dell'Italia nel mondo. La seconda sfida che ho assunto è stata quella di liberare la cultura dalla politica, garantendo la libertà della creazione e l'autonomia degli intellettuali. La cultura italiana appare incapace di indirizzare gli sforzi della comunità nazionale vaso traguardi di unità, di sviluppo, di più elevata democrazia. Anzi, proprio la cultura e gli intellettuali, che altrove riportano il confronto alla realtà e lo indirizzano sui contenuti, in Italia sono diventati principio di divisione, di contraddizione Quali sono le ragioni di questo fenomeno? Innanzitutto perché la matrice fondamentale della cultura italiana è umanistica, idealistica e ideologica. Le difficoltà del riformismo derivano dall'influenza dell'idealismo crociano e gentiliano sull'intera cultura, sia quella marxista sia quella della destra. In secondo luogo, la cultura dell'Occidente è una cultura, che, come ha ricordato Benedetto XVI, odia se stessa, è una cultura dominata dal nichilismo. La nostra è un'epoca malata, nella quale gli uomini non sanno più essere in sintonia con la vita, il mondo, l'essere. E continuamente insultano l'esistenza. La definiscono assurda, nauseante, alienata, precaria. Amano la letteratura del malessere e dell'ansia. I mass media sono intrisi di questa cultura. Recentemente il cardinale Angelo Bagnasco ha puntato l'indice contro questo giornalismo del risentimento, sostenendo che i media non dovrebbero cadere nel sistematico disfattismo o nell'autolesionismo di maniera. L'Italia, ha ricordato il porporato, dovrebbe essere più consapevole delle risorse e delle qualità di cui dispone E dare una giusta considerazione ai successi conseguiti. Tutto ciò però è molto difficile se la politica è impegnata nella denigrazione reciproca e i mass media nell'arte del disfattismo. Da dove riprendere quindi il filo interrotto della nostra cultura? Innanzitutto dal rifiuto delle ideologie. In secondo luogo da un approccio alla realtà e al discorso pubblico secondo le virtù della pazienza, della prudenza, della scepsi, dell'accettazione dei limiti, del rifiuto del modo di ragionare per dicotomie e della tentazione del tutto o niente, che sembrano per noi italiani le cose più difficili da imparare Infine, la promozione di una cultura democratica che superi la tradizionale scissione fra intellettuali e popolo. WALTER VELTRONI 55 anni, è stato vicepresidente del Consiglio e ministro dei Beni culturali del governo Prodi l dal maggio 1996 all'ottobre 1998. Da secoli, l'Italia fa sognare l'Occidente. Generazioni hanno attraversato l'Europa alla ricerca di quell'equilibrio fra cultura e natura che ha fatto del nostro Paese una delle più alte incarnazioni dell'ideale classico e un laboratorio della contemporaneità. «Giardin de lo 'mperio», come lo definisce Dante, poi meta del Grand tour, una posizione privilegiata che si è tradotta anche in vantaggio economico. L'Italia, Paese privo di risorse, infatti, continua a esportare il sogno della sua civiltà millenaria. Ce lo racconta lo spionaggio commerciale di Luigi XIV, costretto a inviare agenti per sottrarre maestri vetrai a Venezia. Ha ragione Salvatore Settis quando dice che il patrimonio è elemento portante della società italiana. Le vicissitudini della tutela, da questo punto di vista, costituiscono la prova più dolorosa dello sfarinamento del Paese. Un patrimonio che è risorsa preziosissima, a cominciare da quell'equilibrio fra natura e cultura che lo contraddistingue, esemplare di fronte alla crisi ecologica. Basta pensare ai saperi tenuti in vita da tradizioni antichissime, cui, come dimostra la convenzione Unesco per i beni immateriali del 2003, si torna a guardare La cultura è da sempre volano di crescita e in tanti settori regala alle imprese italiane una supremazia mondiale La Francia ha trasformato la sua in un brand e nel 2011, proprio per contrastare la crisi rilanciando la propria immagine, devolverà in cultura 7,5 miliardi, un po' di più dell'anno scorso. Il governo Berlusconi, invece, taglierà oltre 1 miliardo in tre anni e nel 2011 attribuirà al ministero per i Beni e le attività culturali (Mibac) solo 1,4 miliardi. La Camera di commercio di Monza ha calcolato che l'immagine del nostro patrimonio ha un valore commerciale di 400 miliardi: il Colosseo contribuisce con 91 miliardi e Pompei con 20. Senza contare che il settore dà lavoro a 550 mila persone e fattura 40 miliardi l'anno. Solo il distretto culturale di Roma incassa 1 miliardo di euro in iva: sarebbe sensato restituirne una parte per la manutenzione, piuttosto che strozzare gli enti che se ne fanno carico. L'incuria, insomma, porta danno all'identità italiana, ma anche all'economia. Con il primo centrosinistra vennero fatti molti progressi. Innanzitutto, da ministro dei Beni culturali fui anche vicepresidente del Consiglio, scelta che conferiva alla cultura un ruolo strategico nel governo. Solo tra il '95 e il '97 vennero raddoppiati i fondi, passando da 2 mila a oltre 4 mila miliardi di lire a fronte di manovre che ridussero il bilancio statale di oltre 100 mila miliardi. Venne introdotta una giocata del lotto che finanziò progetti come la Venaria Reale di Torino, Palazzo Altemps e la Galleria Borghese a Roma. Il Mibac entrò nel Comitato interministeriale per la programmazione economica, partecipando direttamente agli investimenti. Venne abolita la tassa sullo spettacolo, vennero create le soprintendenze speciali, come quella di Pompei, i poli museali e le direzioni regionali, scommettendo su una crescita manageriale rispettosa, e vennero inseriti incentivi alla produzione cinematografica. Le fondazioni liriche e non solo furono aperte a investimenti privati. I risultati? Dal 1990 al 2000 l'Italia divenne il principale mercato europeo delle sponsorizzazioni culturali e l'economia del settore crebbe del 25 per cento, I'8 per cento in più degli altri. Da qui bisogna ripartire, annullando tutti i tagli in tutela, aumentando gli investimenti e tornando ad assumere le competenze di cui c'è urgente bisogno perché il nostro patrimonio torni a essere volano di coesione e di crescita. Mentre si parlava di liberalizzazione e calava drasticamente il personale, il Mibac è passato da 10 direzioni a 37. E di fronte alla degenerazione elefantiaca si è ricorso ai commissariamenti. Bisogna snellire l'apparato dirigente, valorizzando le direzioni regionali che vanno affidate a tecnici. E, coerentemente con questa logica, bisogna tornare al modello Pompei del 1997, dove l'affiancamento di un city manager, scelto in base alle competenze e non allo spoils system, non serviva a svuotare le prerogative dei soprintendenti, ma a una gestione più efficace. Secondo principio: si deve aprire ai privati per un patrimonio che deve la propria ricchezza alla diffusione storica dell'iniziativa individuale. Si dovrebbe estendere la deducibilità fiscale alle erogazioni di persone fisiche e promuovere il micromecenatismo, facendo in modo che le detrazioni delle somme devolute dai privati passino dagli attuali 30 milioni alla cifra massima prevista di 100 milioni. Sedi di proprietà pubblica, poi, potrebbero andare in comodato a istituzioni e fondazioni culturali, seguendo l'esempio della Fondazione Torino musei o dell'Auditorium a Roma. Sul versante della creazione audio- visiva, bisognerebbe dare il via libera a tax shelter e tax credit, introducendo norme che incentivino la creazione indipendente Per quanto riguarda le fondazioni liriche, la riforma non può prevedere solo vincoli, ma anche una ridefinizione articolata delle loro missioni che miri al rilancio. Il Mibac, poi, dovrebbe partecipare a una politica dell'eccellenza che veda la nascita di poli per lo sviluppo sostenibile, legati alle specificità dei territori, in sinergia con enti locali, regioni, università e imprese Infine, vanno annullati i provvedimenti che aggirano il controllo delle soprintendenze stabilito dal Codice del paesaggio, andrebbe reintrodotto il fondo per il ripristino del paesaggio abolito nel 2008 e andrebbe creato un sistema di incentivi per la riqualificazione edilizia secondo parametri di qualità ambientale, paesaggistica e architettonica, invece di spingere alla costruzione di nuovi volumi. Occorre investire sulla formazione, anche manageriale, degli addetti al settore e ci vuole tanto lavoro quotidiano. Ha ragione Sandro Bondi a lamentarsi delle risorse disponibili che non vengono spese. Ma fra 1995 e 2000, mentre venivano aumentati gli stanziamenti, i pagamenti effettivi crescevano da 1.252 a 2.161 miliardi di lire Dietro questo aumento c'era un grande impegno quotidiano che nessuna scorciatoia emergenziale può sostituire. Come il caso Pompei purtroppo ci insegna.
Panorama
26 Novembre 2010
Lo Stato deve sovvenzionare la cultura? E, se sì, come farlo mentre si tagliano tutti i bilanci?
WA
Walter Veltroni
Panorama
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
Il Messaggero · 15 Feb 2005
OPERA DI ROMA - IL SINDACO Qualità e pubblico per vincere
Corriere della Sera · 24 Ago 2005
Veltroni, lettera aperta a Strinati: Pronti a combattere il degrado
Corriere della Sera · 3 Apr 2008
ARCHITETTURA E PAESAGGIO - Nelle città va sempre cercato il bello
il Sole 24 Ore · 17 Mag 2008
Cultura, valore made in Italy
il Giornale · 3 Ago 2008
RICHIESTA DEL MINISTRO SANDRO BONDI: "Caro Tremonti, hai il dovere di ascoltarmi"
Il Giornale di Vicenza · 10 Ago 2008
MINISTERO - Musei e aree archeologiche la scommessa
Libero · 27 Ago 2008
MINISTRO - La verità di Bondi Pompei? Era uno strazio
La Stampa · 1 Set 2008
MIBAC - servono i manager della cultura
Corriere della Sera · 4 Set 2008
ROMA - Veltroni: il centro liberato dalle auto. Barbarie è dire no
Corriere della Sera · 5 Set 2008
PARK PINCIO: Bondi: è un bene inalienabile. Troveremo altre soluzioni
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Corriere della Sera · 5 Feb 2012
Via 101 commissioni, resiste quella di Cavour
L'Arena · 26 Nov 2008
Beni e attività culturali, Verona diventa capitale
L'Arena · 26 Nov 2008
VERONA - Laurea specialistica in restauro, il progetto dell'ateneo scaligero
la Repubblica · 26 Nov 2008
Il ministro Bondi è contrario. Beni culturali, nessuna "devoluzione" a Roma
la Repubblica · 26 Nov 2008
PIEMONTE - Emozioni e parabole da Formula 1 ruspe al lavoro dentro il nuovo Mat
la Repubblica · 26 Nov 2008
PIEMONTE - Oliva: "Ecco la cultura al tempo della crisi"
la Repubblica · 26 Nov 2008
ROMA - Un museo multimediale per conoscere Roma Antica
la Repubblica · 26 Nov 2008
NAPOLI - Il custode del museo non conosce larte
la Repubblica · 26 Nov 2008
PALEMRO - urbanistica: la strada del futuro che chiuse un'epoca
Il Tirreno · 26 Nov 2008
CAPALBIO Polemiche sul recupero di aree a Tricosto e Torba
la Repubblica · 26 Nov 2008
LIGURIA In Darsena un museo nel sottomarino
Il Sardegna · 26 Nov 2008
SARDEGNA Soru affonda in Aula sull'urbanistica Lascio, senza fiducia non si governa
Avvenire · 26 Nov 2008
No al museo azienda
Corriere della Sera · 26 Nov 2008
Serve una nuova Direzione per i nostri beni culturali
l'Unità · 26 Nov 2008
Roma non la prende È lo Stato che tutela l'arte lo dice la Costituzione
La Gazzetta del Mezzogiorno · 26 Nov 2008
PUGLIA - La Casa Rossa di Alberobello all'asta
la Repubblica · 27 Nov 2008
NAPOLI - centro storico e finanziamenti europei
Il Gazzettino · 26 Nov 2008
IN TRE VOLUMI LA STORIA COMPLETA DELL'ARTE IN FRIULI
L'Arena · 27 Nov 2008
VERONA - Trent'anni alla guida dei Monumenti in Veneto
L'Arena · 27 Nov 2008
BRENZONE. Grazie a finanziamenti regionali si abbattono tutte le barriere