I curatori: un lavoro di ricerca che vuol essere anche un grido di allarme per la tutela di un patrimonio unico e spesso fortemente a rischio degrado Presentato al castello svevo di Bari il prezioso volume edito da Congedo: 500 pagine, mille illustrazioni Un capitolo del volume è dedicato a Pietro Porcinai, allesperienza che il paesaggista toscano portò in Puglia, a Taranto ad esempio, dove per combattere linquinamento dellItalsider impiegò alberi e piante. Perché la pubblicazione Giardini di Puglia, paesaggi storici tra natura e artificio, tra utile e diletto, edita dal salentino Mario Congedo e presentata ieri sera al castello svevo di Bari, è un resoconto storico, un viaggio tra le architetture verdi del passato e soprattutto un lavoro di ricerca che diventa anche un accorato grido dallarme. E infatti, scrivono nella prefazione i due curatori, Vincenzo Cazzato, docente di Storia dellarchitettura allUniversità del Salento, e larchitetto Andrea Mantovano, "ci auguriamo che lopera costituisca un utile strumento nelle mani di enti e privati ai fini della salvaguardia e della valorizzazione di questi beni troppo spesso destinati a scomparire per via dellincuria, di sconsiderati piani urbanistici". Cinquecento pagine, mille illustrazioni raccontano la Puglia vista anche dai viaggiatori dellOttocento. Una regione dove il paesaggio veniva descritto come un giardino naturale, spontaneo, con filari di oliveti capaci di trasformare una campagna in unarchitettura verde. Così nel volume, che acquista il valore della ricostruzione storica, trovano spazio, attraverso numerosi saggi, le descrizioni dei "deliziosi orti" del principe di Taranto, dei giardini dei palazzi baronali, dei recinti claustrali. Dallarchitettura verde che, nel Settecento, ha anche una funzione produttiva, con coreografie di alberi da frutto, agrumeti prevalentemente, alla grande svolta dellOttocento quando i giardini assumono una forma geometrica per approdare poi alla realizzazione di ville comunali le quali, ragionano i curatori, diventano "lelemento che più di ogni altro contribuisce al decoro e alla salubrità dei centri abitati". Il verde, quindi, come spazio pubblico, "la villa come belvedere" in molti centri della Murgia e del Tarantino: passeggiate verdi che si aprono sullorizzonte. Oppure, più semplicemente, la villa e il mare, a Monopoli ma soprattutto a Trani, dove il giardino pubblico è, nel suo genere, il più antico mai realizzato in provincia di Bari. Nel volume riproduzioni storiche raffigurano la villa di Trani. E non è un caso. Perché il giardino che non per coincidenza sorge dinanzi alla cattedrale non è più quello di un tempo. A questa architettura verde va la riflessione di Andrea Mantovano quando pensa ad uno dei giardini che gli anni hanno trasformato, mortificando la sua originaria conformazione. Per questo Giardini di Puglia è una ricostruzione storiografica che può essere attualizzata. Anche quando racconta del paesaggista Pietro Porcinai. Contattato negli Anni '30 da famiglie benestanti salentine per i propri giardini privati, portò la sua esperienza anche nella salvaguardia dellambiente. Nel 1972, a Taranto, immaginò una serie di collinette, realizzate con i detriti provenienti dallinsediamento Italsider. Una barriera naturale, fatta di alberi di grandi dimensioni, per fermare le polveri sottili, per preservare laria dei quartieri Croce e Tamburi.