Muffa, muri marci e statue decapitate. Il parroco: "Facciamo pagare lingresso" Risanare linterno costerebbe 9 milioni La Soprintendenza "Interventi esclusi dai fondi europei" La turista dal sorriso denso di aspettative si muove per la navata sinistra della Cattedrale. Si avvicina allaltare nel transetto, sotto il Crocifisso trecentesco, e il suo sguardo si sofferma sui nove altorilievi. La turista emette un gridolino di stupore e chiude gli occhi, come traditi da una visione. Nel rilievo marmoreo che nel XVII secolo fu plasmato dalle sapienti mani di Fazio e Vincenzo Gagini per rappresentare scene della Passione, alcune figure non hanno più la testa, altre sono senza gambe. A decapitare e offendere quei corpi è stata lumidità che dallesterno è stata lasciata penetrare nelle pareti, lasciando che divorasse pian piano le forme, sfigurandole, creando unimmagine raccapricciante che liquida così unopera di grande tensione espressiva e di inestimabile valore artistico. E questo è solo un esempio delle opere che qui stanno andando in rovina. Ecco la cattedrale di Palermo. Ecco come marcisce ogni giorno, e da anni, il tempio della cristianità siciliana, mentre ambisce a diventare patrimonio dellUnesco. Aggredita sì da infiltrazioni dacqua, ma tradita da interventi clamorosamente intempestivi, dato che una gestione puntuale e una manutenzione ordinaria, nella maggior parte dei casi, avrebbero evitato laggravarsi dei tanti problemi che, a cascata, ora si sono moltiplicati. Un esempio su tutti: per rimediare ai danni provocati dal sisma del 2002, ci sono voluti otto anni. Otto anni in attesa di un finanziamento, e nel frattempo le infiltrazioni attaccavano le superfici delle cupole, creando vistosissime macchie presenti ancora oggi. Ora, almeno, non piove più dentro, e lenorme candelabro tenuto con una catena che ha 230 anni, è stato messo in sicurezza prima della visita del Papa, ma tre anni dopo la scoperta che gli anelli si erano allentati e rischiava di venire giù. E la cattedrale, a cui non basta farsi mettere il rossetto per la venuta del Papa, e che ha attraversato 825 anni di storia palermitana, ora chiede aiuto. A mostrare i punti in abbandono è il parroco, Don Gino Lo Galbo. Nelle absidi, testimonianza tra le più fulgide dellarte arabo-normanna, da due anni cè una macchia bianca che sfigura quella di sinistra, un pugno nellocchio che offusca la trama preziosa degli intarsi. Un semplice pluviale ostruito ha causato un ristagno di acqua piovana, ed è stato liberato dopo un rimbalzo di competenze documentato da "Repubblica" nel 2008. Ora la macchia di muffa resta. Così come il rischio costante dellotturazione delle gronde. Il problema dellumidità insinuatasi nella pietra e nel legno della cattedrale riguarda quasi tutta la struttura: ha aggredito le superfici, causando la caduta di stucco, ha sbriciolato i marmi di Carrara. Sulla parte sinistra del fregio raffigurante le Scritture, sopra il portico di ingresso, si vede una chiazza scura causata da unaltra infiltrazione. Entrando in cattedrale, la situazione peggiora. Le pareti sono divorate dallumidità, attraversate da fili scoperti di un impianto elettrico non a norma, risalente ai primi decenni del 1900. Così come le cupolette delle navate laterali sono deturpate da gigantesche chiazze bianche. Lumidità ha aggredito anche la cappella che custodisce le tombe reali, dove riposa Federico II. Regolarmente, turisti e fedeli chiedono spiegazioni al parroco, che allarga le braccia e sospira: «Io ho solo la responsabilità pastorale del territorio, mi piange il cuore ad assistere inerme al suo degrado. Tutte le volte che sembrerebbe esserci un finanziamento, non si sa come, evapora»" La Soprintendenza ai beni culturali ammette ritardi causati da iter farraginosi: «Ma nessuno di noi lha mai trascurata chiarisce larchitetto Lina Bellanca Avevamo fatto la proposta di inserimento della cattedrale nella programmazione del Por con un progetto di revisione delle terrazze e delle cupolette. La programmazione 2000-2006 si è chiusa senza che la cattedrale sia rientrata nei finanziamenti comunitari». In questi 10 anni nessuna azione profonda, solo due provvedimenti urgenti: «misure tampone con fondi limitati spiega Bellanca e inoltre effettuiamo interventi che competono allente proprietario». Già, dove non arriva la Fabbriceria della cattedrale perché senza fondi, interviene la Soprintendenza. Ma per linterno della Chiesa, che necessita unoperazione imponente di messa in sicurezza e restauro, ci vogliono 9 milioni di euro. Larchitetto Gaetano Renda, direttore dellufficio Beni Culturali dellArcidiocesi e membro della Fabbriceria, dichiara: «Speriamo in una sensibilizzazione delle autorità politiche e del presidente Lombardo». Il futuro è appeso a una speranza, e per di più nella politica. Il parroco intanto lancia una proposta: rendere museo tutta la cattedrale, riservando la navata sinistra ai fedeli, con un contributo da parte dei visitatori di un euro: «Così come fanno in altri duomi dItalia spiega Don Lo Galbo Dopo un anno entrerebbe già un milione di euro sufficiente ad avviare i lavori». E limpianto elettrico? «È talmente malridotto che non ci dormo la notte spiega il parroco Ci affidiamo alla provvidenza». E aggiunge: «Ma a quante cose deve pensare questa Provvidenza?»
PALERMO -I monumenti nel degrado. La Cattedrale divorata dallumidità
La Cattedrale di Palermo, patrimonio dell'Unesco, sta marcendo a causa dell'infiltrazione d'acqua e dell'umidità. Il parroco, Don Gino Lo Galbo, chiede aiuto per la manutenzione e il restauro della struttura. La Soprintendenza ai beni culturali ammette ritardi causati da iter farraginosi e mancanza di fondi. Il costo di un intervento imponente di messa in sicurezza e restauro è di 9 milioni di euro. Il parroco propone di rendere la cattedrale un museo, con un contributo da parte dei visitatori.
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