ROMA - Istituti storici italiani addio. Con gli ulteriori tagli previsti dalla manovra economica (riduzione dei fondi ministeriali del 50, blocco dei contratti di collaborazione e dei contributi degli enti pubblici) nel 2011 si rischia di chiudere. Lultimo allarme è stato lanciato ieri con un comunicato firmato dai presidenti Paolo Prodi (Giunta centrale per gli studi storici), Andrea Giardina (Istituto italiano per la storia antica), Luigi Lotti (Istituto storico italiano per letà moderna e contemporanea), Massimo Miglio (Istituto storico italiano per il Medioevo), Romano Ugolini (Istituto per la storia del Risorgimento). «Con la sottrazione delle risorse ci troviamo di fronte allamputazione della memoria del Paese», scrivono, sottolineando un paradosso: lazzeramento dei finanziamenti avviene in concomitanza con le celebrazioni per i 150 anni dellUnità. E ancora ieri 600 intellettuali tra cui lex soprintendente di Pompei Piergiovanni Guzzo e Tsao Cevoli dellAssociazione archeologi hanno firmato lappello al presidente Napolitano "No alla morte della cultura", illustrando la crisi dei beni culturali e chiedendo le dimissioni di Bondi.