II crollo del magazzino dei Gladiatori, avvenuto nel prezioso sito archeologico di Pompei, non ha mancato di generare cordoglio ad ogni livello e polemiche di ogni sorta. Nel dibattito è stato accantonato un quesito fondamentale: il patrimonio archeologico è un costo, una voce negativa del bilancio dello Stato, oppure rappresenta un'area di investimento capace di generare ricchezza e occupazione? L'archeologia è uno dei grandi motori del turismo internazionale che, secondo l'Organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto), ha prodotto 611 miliardi di euro nel 2009, una cifra enorme. Sempre secondo l'Unwto entro il 2020 nel mondo ci saranno ben 1.5 miliardi di persone che viaggeranno per turismo, uno sviluppo anche in questo campo guidato dai cosiddetti Paesi emergenti. Sempre secondo le stime dell'Unwto la crescita del mercato internazionale del turismo si aggira intorno al 3-4 all'anno. In questo contesto la Unione europea, nonostante le serie difficoltà anche in questo comparto, registrando nel 2009 un mesto -6, continua ad essere la prima meta turistica del pianeta con il 40 degli arrivi turistici di tutto il mondo. I numeri finora descritti ci aiutano ad inquadrare uno scenario di assoluto interesse, che, dobbiamo ricordare, si delinea in un mercato mondiale che fatica a mettersi alle spalle l'enorme crisi finanziaria iniziata negli Stati Uniti nel 2008. Veniamo quindi al nostro Paese. Quanto incide il turismo in Italia? Secondo il ministero degli Esteri il turismo nel nostro Paese vale il 12 del Pil e impiega circa 3 milioni di persone. Il comparto appare performante visto che nel 2010, in un contesto molto difficile, è cresciuto del 5.3 così come assicura il ministero del Turismo, anche se, secondo le previsioni del World Travel Touris Council (Wttc) l'incidenza del settore sul Pil ha registrato una flessione del 1.1. Lo stesso Wttc avverte che l'Italia potrebbe uscire dalla top ten degli investitori, dove oggi siamo collocati all'ottavo posto, con gravi ripercussioni sul Pil. Uno studio della Facoltà di Economia della Sapienza ci aiuta a capire il livello qualitativo degli investimenti nel settore: pur avendo un livello di spesa di poco inferiore (160 milioni) rispetto a Francia (180) e Spagna (170) in Italia questa somma è assorbita per il 50 dagli stipendi e dalle consulenze. A questo punto abbiamo abbastanza elementi per rispondere alla nostra domanda: archeologia costo o investimento? È evidente che un Paese che dibatte sul proprio dato di crescita del Pil, che secondo le previsioni più ottimistiche raggiungerà uno stentato 1, dovrebbe guardare al mercato del turismo, di cui e bene ripetere l'archeologia è uno dei principali traini, come ad un'enorme area di sviluppo e quindi investire in maniera produttiva per migliorare il proprio tasso di crescita e di incidenza sul prodotto interno lordo. Cosa impossibile? A vedere i dati della vicina e piccola Albania sembra proprio di no. In questo Paese il governo Berishia con un programma fatto di infrastrutture, legalità e detassazione ha registrato nel 2009 un clamoroso 42 nel numero di turisti. Non dovrebbe passare inosservato un altro dato del boom albanese: l'incremento degli investimenti è stato guidato dal capitale straniero cresciuto in un anno del 59. Uscendo dalle sacche di una discussione al momento molto sterile l'incredibile crollo del magazzino dei Gladiatori di Pompei ci offre un'altra opportunità, quella di segnalare ai mercati, approfittando anche dell'attenzione degli attoniti media internazionali, che l'Italia crede nel turismo. Ne guadagnerebbe tutto il Paese, da Nord a Sud.