COME si trasforma il concetto di documento storico e, quindi, quello di conservazione? Come muta l'organizzazione archivistica in seguito al mutamento del quadro normativo e amministrativo che negli ultimi anni ha investito il settore degli archivi? Come si trasformano le esigenze dell'utenza e del personale degli archivi storici, a fronte di un reclutamento chiuso ormai da alcuni anni? E infine, in una società che produce scarti - documenti elettronici, sonori, video, cartacei - che fine fa la memoria degli scarti? Chi decide cosa conservare e, soprattutto, cosa archiviare? Problemi completamente sconosciuti in passato, quando il documento era sostanzialmente cartaceo, ma che oggi assumono proporzioni nuove su scala mondiale. Alla fine degli anni '90 si è messo in atto un processo di destrutturazione degli organismi ministeriali che si occupavano di formazione del personale e coordinamento e gestione degli archivi, oggi invece sono in corso mutamenti culturali legati all'innovazione tecnologica, che offrono preziosi strumenti ma impongono anche impreviste difficoltà sia sul piano concettuale sia su quello giuridico ed operativo. Al di là degli aspetti tecnici e organizzativi, sullo sfondo delle trasformazioni istituzionali che investono oggi gli archivi, si agitano infatti fermenti culturali che investono la concezione della storia, degli oggetti di memoria e dei procedimenti di selezione e archiviazione delle testimonianze. E per fare il punto sulle trasformazioni in atto si tiene oggi un convegno organizzato dall'Università Suor Orsola Benincasa insieme alla Società per gli studi di Storia delle istituzioni su «II futuro della memoria -Stato e prospettive degli archivi storici in Italia». Un incontro di rilevanza nazionale che vuole promuovere a Napoli la discussione tra gli specialisti - tra cui Linda Giuva, moglie di D'Alema, che lavora all'Archivio di Roma - richiamando l'attenzione del pubblico sul rilievo che gli archivi storici ricoprono non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per il corretto svolgimento della nostra vita democratica. «Il nostro paese - ricorda Aldo Mazzacane, professore di Storia del Diritto italiano presso la Federico II di Napoli, presidente della Società per gli studi di Storia delle istituzioni - detiene un patrimonio archivistico superiore a quello di molti altri, importantissimo per la definizione dell'identità in seno all'Europa. Tale patrimonio, che possiede, tra l'altro, un elevato valore commerciale, andrebbe salvaguardato da ogni rischio di depauperizzazione».