Sono trascorsi dieci anni dall'approvazione della legge Ronchey che ha consentito di istituire nei musei, nelle biblioteche e negli archivi i cosiddetti servizi aggiuntivi (caffetterie, ristoranti, librerie, guardaroba ecc). Per la verità già a Roma, a Palazzo delle Esposizioni, nel 1990, su un progetto di Mecenate 90, si era costituito un consorzio di imprese per la gestione di tutti i servizi all'immobile e al pubblico. Prima esperienza in Italia di stampo europeo che ispirò lo stesso Ronchey. A dieci anni di distanza si può tracciare un bilancio. Intanto l'approvazione di quella legge fu molto tormentata. Allora come oggi, in qualche caso addirittura le stesse persone e gli stessi organismi, si contestò al Ministro Ronchey di voler privatizzare i musei, si gridò allo scandalo perché si offriva ai privati di "lucrare" sui beni della collettività e amenità simili. Gli oppositori del tempo (di un tempo lungo!) tuttavia ottennero un risultato: il regolamento attuativo fu pubblicato molto tempo dopo e definito, nientedimeno che dal Soprintendente di Firenze Antonio Paolucci, "bulgaro" in ragione dei vincoli e dell' appesantimento burocratico. Per queste ragioni si arrivò al 1996 per indire la prima gara alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, vinta da un raggruppamento di imprese tra Allemandi e la Réunion des Musées Nationaux. Le prime gare separavano i servizi "alti" (libreria e oggettistica) da quelli "bassi" (ristorazione e caffetteria), moltiplicando gli interlocutori delle Soprintendenze e rendendo difficile la gestione coordinata dei servizi. Queste ed altre ragioni hanno indotto il legislatore a introdurre, nel tempo, ripetute modifiche alla legge e al regolamento attuativo. Si è così allargata l'area dei servizi all'assistenza didattica e alle audioguide, alla prenotazione delle visite e alla prevendita dei biglietti, alla gestione di eventi e iniziative promozionali, alla biglietteria elettronica. Oggi ci sono circa 130 sedi di servizi nei beni dello Stato e molti altri nei beni di proprietà comunale e privati. Il Ministero per i beni e le attività culturali incassa dai privati un canone concessorio. Dal 1994 al 2001 oltre 50 milioni di euro (100 miliardi di vecchie lire). La concessione ha una durata di quattro anni e può essere rinnovata solo due volte. I servizi sono diffusi un po' in tutte le aree del Paese. Grazie a questa norma sono nate e .cresciute in Italia molte imprese che hanno sviluppato investimenti, a volte significativi, ed un'esperienza gestiona-le utile per futuri scenari. Ma la platea delle imprese è cresciuta solo fino ad un certo punto ed oggi c'è chi denuncia una situazione di oligopolio. Questa contiguità fra pubblico e privato ha insomma prodotto una cultura delle relazioni che rappresenta un patrimonio interessante ma l'esercizio della tutela (o presunto tale) da parte di qualche Soprintendente ha spesso costituito un ostacolo allo sviluppo dei servizi a danno dei cittadini consumatori. In altri termini troppa burocrazia ha ostacolato celerità ed efficacia nelle decisioni, rallentando la crescita della domanda. Nonostante che, proprio a seguito dell'introduzione dei servizi aggiuntivi, in molti di questi musei è cresciuto il numero dei visitatori e il grado di soddisfazione degli stessi. Le recenti, e qualche volta contraddittorie, iniziative legislative promosse dal Ministro Urbani, sottoposte a molte delle contestazioni proprie dei tempi di Ronchey, pongono il problema delle relazioni tra questa legge e le nuove. Su un punto sono d'accordo tutti gli operatori. L'introduzione del cosiddetto global service (gestore unico del complesso e dei servizi all'immobile e al pubblico) è una scelta necessaria e irrinunciabile. Un'occasione anche per rivedere il rapporto tra concedente e concessionario. L'applicazione decennale della legge Ronchey sta lì a dimostrare che non si possono introdurre elementi di modernizzazione della pubblica fruizione su un apparato normativo e burocratico vecchio di decenni, figlio dell'idea dello Stato-padrone.
La burocrazia ostacola il privato nel sostegno ai Beni culturali
La legge Ronchey del 1990 ha consentito l'istituzione di servizi aggiuntivi nei musei, biblioteche e archivi. La legge è stata approvata dopo una lunga discussione e ha introdotto vincoli burocratici. Le prime gare per la gestione dei servizi hanno avuto difficoltà a gestire i servizi "alti" e "bassi" separatamente. Nel tempo, sono state introdotte modifiche alla legge e al regolamento attuativo. Oggi ci sono circa 130 sedi di servizi nei beni dello Stato e molti altri nei beni di proprietà comunale e privati. Il Ministero per i beni e le attività culturali incassa un canone concessorio dai privati.
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