Nel 2010 dote di 15 milioni Italia Nostra: a rischio alcuni siti Soprintendenze a corto di fondi per la manutenzione del patrimonio artistico. Nel Centro-Nord, negli ultimi tre anni, le risorse del ministero peri Beni e le attività culturali - per quanto concerne gli interventi su beni storico-artistici, architettonici e archeologici - sono passate dagli oltre 15,4 milioni di euro del 2008 ai circa 12,8 milioni del 2010. Questo limitatamente alla cosiddetta "programmazione ordinaria". Con quella straordinaria, invece, nel 2010 sono stati stanziati ulteriori 2,2 milioni di euro derivanti da introiti del gioco del Lotto. Secondo una elaborazione della Cna, su fonte del ministero dei Beni culturali, nel 2004 in Italia sono stati censiti 5.668 beni archeologici e 46.025 beni architettonici vincolati, per un totale di 51.693 unità. Nel Centro-Nord sono concentrati oltre 15mila beni immobili tra archeologici e architettonici vincolati, circa il 30 del totale nazionale. Il primato spetta alla Toscana con oltre 6mila beni. Ingenerale, secondo quanto dichiarato dalle soprintendenze, i beni all'aperto sono quelli soggetti a maggior rischio a causi dell'azione degli agenti atmosferici. Su questo fronte si muovono anche alcune associazioni come Italia Nostra, che negli ultimi anni ha raccolto diverse segnalazioni In Toscana, tra i beni indicati a maggior rischio risulta l'area archeologica di Roselle (Grosseto), una delle 24112010 poche aperte al pubblico in cui i visitatori si possono avvicinare alla conoscenza degli etruschi. Secondo il direttore del Museo archeologico di Firenze, Giuseppina Carlotta Cianferoni, «il problema è che i fondi al settore non vengono assegnati nella giusta misura e secondo le reali necessità. Infatti, l'anno scorso, a fronte di una nostra richiesta realistica pari a 5,5 milioni di euro, ne sono stati assegnati 1,3, una cifra utile solo a sopperire alle manutenzioni ordinarie, alle urgenze, ai crolli e ai ritrovamenti». In Umbria il problema è legato anche all'aspetto sismico. La regione in questo senso ha messo in campo una forte politica di monitoraggio dei siti a maggior rischio, appoggiandosi al Centro regionale di protezione civile di Foligno, che è pronto a reagire alle emergenze. Nell'area, secondo le segnalazioni di Italia Nostra, a maggior rischio crollo risulta l'arco Etrusco, ma l'attenzione e il monitoraggio sono rivolti a tutte le strutture. Secondo l'architetto Anna Di Bene, soprintendente ai Beni architettonici dell'Umbria, «ogni anno sono centinaia gli interventi urgenti in programmazione, ma i finanziamenti sono a malapena sufficienti a evitare il degrado». In Emilia-Romagna la situazione è analoga. Le due torri, della Garisenda e degli Asinelli, simbolo della città di Bologna, hanno gravi problemi di stabilità. «C'è un problema di ordinaria manutenzione, confondi appena sufficienti, e digestione della spesa con procedure estremamente lente e complesse», spiega Luigi Malnati, soprintendente peri Beni archeologici dell'Emilia-Romagna e neo-direttore generale per le antichità del ministero dei Beni e delle attività culturali I finanziamenti da bilancio ordinario per il 2010 per la gestione dei musei, il restauro, la messa in sicurezza e la manutenzione ammontano a circa 600mila euro, appena sufficienti per la manutenzione delle aree archeologiche e l'adeguamento alla sicurezza di musei e sedi. Ma, secondo Malnati, «il problema principale è la gestione dell'archeologia preventiva: la conservazione, il restauro e la divulgazione. In regione - prosegue abbiamo ogni anno circa duecento cantieri di scavi urbani, per una media di alcune decine di migliaia di euro ciascuno, finanziati al 95 da fondi esterni, tra privati ed enti (province e comuni). C'è un problema di scarsità di fondi, con un sistema di appalti pubblici troppo burocratizzato». Anche nelle Marche il problema sta nella scarsa manutenzione e prevenzione e nella carenza di personale tecnico dedicato al controllo, sempre a causa dell'esiguità dei fondi. Secondo Milko Morichetti di Legambiente, «il patrimonio è in costante aumento e le soprintendenze vivono con fondi esigui. I beni, infatti, una volta restaurati, non sono poi seguiti con accurati programmi di manutenzione, conservazione e controllo». Nelle Marche l'area archeologica nella zona Cecchetti a Civitanova Marche, con ville, affreschi e mosaici, è completamente abbandonata e alcune delle strutture archeologiche sono addirittura crollate.
Beni culturali a corto di fondi
Nel 2010, il ministero dei Beni culturali ha stanziato 12,8 milioni di euro per la manutenzione del patrimonio artistico, una riduzione del 16% rispetto al 2008. Questo ha portato a una riduzione delle risorse per la manutenzione dei beni storico-artistici, architettonici e archeologici. L'Italia Nostra ha segnalato che molti siti sono a rischio di crollo a causa dell'azione degli agenti atmosferici. In Toscana, l'area archeologica di Roselle è stata segnalata come una delle poche aperte al pubblico in cui i visitatori possono avvicinarsi alla conoscenza degli etruschi.
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