Le Nazioni Unite hanno inserito nella lista rossa le rovine di Pompei. Ma i contributi milionari e l'aumento del turismo fanno ormai gola a tanti. E così tra i protetti spiccano anche i tenori sardi, i papi siciliani e i maccheroni Maccheroni e pupi siciliani valgono come le rovine di Pompei. O almeno così sembra, visto che sono tutti tutelati dall'Unesco, che solo da pochi giorni si è accorta dei problemi delle rovine vesuviane. Sebbene il sito archeologico più famoso del mondo sia infatti inserito nell'ambita lista del patrimonio mondiale dell'umanità sin dal 1997, l'attenzione degli ispettori dell'organizzazione delle Nazioni Unite si è risvegliata solamente dopo il crollo della casa dei gladiatori inducendo l'organizzazione a far entrare gli scavi nella lista dei patrimoni mondiali a rischio. Ma quanto ci si guadagna a finire nell'ambito elenco? Una piccola scorsa alla lista dei tesori (e non) mondiali può essere utile. Infatti, solo per fare qualche esempio, non solo i centri storici di Venezia, Firenze e Roma fanno parte del patrimonio mondiale dell'umanità, nella lista spiccano anche il parco Nazionale del Cilento in provincia di Salerno, la ferrovia Retica nei paesaggi di Albula e Bernina, il canto a tenore dei pastori sardi, l'opera dei pupi siciliani e la dieta mediterranea, novità dei giorni scorsi. Tutti tesori da proteggere a ogni costo per l'organizzazione dell' Onu. Una protezione che si esercita anche attraverso l'elargizione di fondi che, evidentemente, laddove indirizzati verso strutture o istituti meno indicati, vengono distolti dai veri capolavori inimitabili. Qualche calcolo. Per i beni culturali e naturali inseriti nell'elenco sono previsti una serie di finanziamenti che altrimenti sarebbero preclusi: basti pensare che per il biennio 2010-2011 il budget Unesco per il settore cultura (e quindi destinato a promuovere i siti del patrimonio mondiale) supera i 54 milioni di dollari. Senza contare, poi, le ricadute turistiche e commerciali: il flusso dei visitatori tende ad aumentare del 20 dopo che un sito viene inserito nel patrimonio Unesco. Fitta una serie di vantaggi che potrebbero spiegare il boom delle candidature ricevute dall'organizzazione internazionale, costretta lo scorso hanno a porre un freno alle domande. Istituito nel 1972 per tutelare e proteggere i beni archeologici universalmente riconosciuti, con il passare degli anni il patrimonio Unesco si è arricchito fino a raggiungere quota 911 tesori culturali, naturali e misti. Forse un po' troppi. Sotto tutela sono finiti la Muraglia Cinese, le piramidi di Giza, l' Acropoli di Atene. Il lungo elenco contempla anche la barriera corallina, il Titanic, i discorsi di De Gaulle, le fiabe dei fratelli Grimm, i vulcani hawaiani, il flamenco e, appunto, la dieta mediterranea. Con l'ultima arrivata i tesori italiani protetti dall'Unesco hanno toccato quota 47.