«I monumenti di Roma, sono malati di povertà». È la mancanza cronica di risorse la vera causa «di tutti i guai dei siti archeologici della capitale». A parlare è Vanna Mannucci, vicepresidente della sezione romana di Italia Nostra, che punta il dito sull'assenza di una politica di finanziamenti continuativi e costanti che permettano di restaurare, monitorare, e accudire senza sosta il patrimonio della città. «I monumenti - dice - vengono lasciati senza manutenzione per troppo tempo e si interviene solo quando c'è l'emergenza. Con restauri aggressivi che a volte danneggiano il monumento stesso. Invece, sarebbe più intelligente e più economico programmare interventi continuativi, senza dare tregua al tempo e alle intemperie». A chi va attribuita, secondo voi, la responsabilità di questa situazione di rischio? Una cosa è certa: non a funzionari o sovrintendenti. Chi lavora alla cura del patrimonio archeologico lo fa con dedizione e professionalità eccezionale. Il grande accusato è la scelta di non concentrarsi finanziariamente su un patrimonio di importanza planetaria. A questo si unisce l'incapacità di rimuovere le cause inquinanti: anche se il restauro è perfetto, lo smog, le polveri, le piogge acide tornano a insidiare il monumento e a riportarlo allo stato di prima. Il travertino che caratterizza la maggior parte dei monumenti romani, è molto sensibile a questi fattori. Un problema, quello dell'inquinamento, che richiederebbe un ripensamento dell'intera vita della città. Infatti Capisco che sia difficile, ma non impossibile: bisognerebbe ripensare a come è organizzato il centro storico, tenendo le auto più lontane possibile dai monumenti; dotarsi di metro efficienti e veloci, che siano disponibili prima possibile e non nel giro di vent'anni. Cosa pensa degli sponsor privati nel restauro dei monumenti? Se i progetti sono gestiti e supervisionati dalle sovrintendenze, perché no? Potrebbe essere l'unico modo per avere i fondi necessari a curare il grande malato che rischia di morire.