ROMA «È la degna conclusione di questa Delega ambientale. Non c'è nessuna semplificazione e nessun riordino. C'è invece, la delegittimazione della legislazione ambientale e paesistica». È durissimo il commento del senatore Fausto Giovanelli, capogruppo Ds della Commissione Ambiente. Il maxiemendamento alla legge Delega che inserisce la sanatoria per gli abusi nelle aree protette, «è un fatto senza precedenti». Senatore, stavolta sono riusciti a fare quanto non era stato possibile con il condono. Almeno, lei questo ha sostenuto. Perché? Che cosa vuoi dire sanare gli abusi «paesistici»? «I tre precedenti condoni a partire dal famigerato condono Nicolazzi, del 1985, avevano sempre escluso la sanabilità degli abusi nelle zone vincolate o tutelate per i loro pregi naturalistici o paesistici. Si tratta del 48 del territorio italiano, la parte più bella. Per intenderci: stiamo parlando di parchi nazionali e regionali, di montagne oltre i 1600 metri sulle Alpi e i 1200 sugli Appennini, di tutte le coste per la profondità di 300 metri dalla battigia e in genere di tutte le aree comprese nei piani paesistici. Con questo provvedimento si innesca un meccanismo di condono anche per questi territori». In che modo si possono sanare questi abusi e con quali limiti? «Per gli abusi già compiuti a tutto il 30 settembre 2004, cioè ieri, si possono sanare anche i nuovi volumi, le nuove superfici e le nuove costruzioni, senza limiti, alla sola condizione di pagare da 3mila a 50mila euro e di avere una dichiarazione di "accertamento di compatibilità paesaggistica" entro il 31 gennaio 2005. Tale dichiarazione spetta al Comune o alla Regione e non richiede neppure un parere vincolante della Sovrintendenza. Per gli abusi futuri, invece, bontà loro, si escludono i nuovi volumi e si richiede alla sovrintendenza un parere vincolante. Resta però il fatto che questo "condono" si estende anche al futuro. È quindi un condono perpetuo e consente per esempio di trasformare una malga di montagna nel parco dello Stelvio in una villa e un deposito di attrezzi agricoli nelle Cinque Terre in una seconda casa». Lei ha parlato di una blindatura di questo maxi emendamento per ragioni, per così dire, «di famiglia». Ci riferiamo a Villa Certosa in Sardegna. Ma lei pensa davvero che la fiducia sia stata chiesta perché il premier rischia di vedere abbattuti gli abusi commessi nel suo fortino? «Sì, perché non si è mai visto, neanche nei condoni, un termine ultimo che sia fissato per la settimana precedente l'emanazione del provvedimento. E perché la maggioranza di centro destra al Senato aveva già bocciato in commissione l'ipotesi della sanatoria per nuove costruzioni e nuovi volumi». Che cosa è successo, per far cambiare idea in modo così repentino al centro destra? «Appunto, non riesco a spiegarmi la determinazione con cui il governo ha voluto fare violenza alla sua maggioranza e umiliare mesi di lavoro del Senato, intendiamoci, del centro destra al Senato, non solo dell'opposizione. Ma se devo dire la verità penso che oltre a Villa Certosa ci sia anche un'altra cosa». Che cosa? «Il centro destra ha nelle viscere l'odio per la normativa paesistica e la protezione ambientale. Anziché una necessità e una forma di civiltà le considerano robe da comunisti e statalisti, oltre che un limite all'arbitrio di fare ciascuno i propri comodi». Ma come, ieri il centro destra diceva che finalmente, grazie al maxi- emendamento, si potranno abolire gli eco-mostri per anni difesi dalla sinistra... «La demolizione di Punta Perotti è già stata decisa da un tribunale della Repubblica. Inserirlo nel maxiemendamento serve solo per mettere una foglia di fico mediatica alla demolizione vera: la demolizione della legalità e delle norme di protezione del paesaggio. Persino gli organi di tutela paesistica e le sovrintendenze vengono trasformati in agenzie di condono. Sarebbe come incaricare i carabinieri di pronunciare l'estinzione dei reati di furto o rapina. Scherzi a parte, c'è in tutto questo uno snaturamento e un'umiliazione dell'amministrazione dei Beni culturali. È la prima volta che un condono è firmato da un ministro dei Beni culturali.