«Lo sviluppo economico del Paese passa anche di qui» «Non troveremo le nuove vie per il nostro sviluppo economico e sociale attraverso una mortificazione della risorsa di cui l'Italia è più ricca: la risorsa cultura nella sua accezione unitaria», queste le parole pronunciate ieri dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la consegna al Quirinale dei premi De Sica. «Adoperiamoci - ha aggiunto - perchè di ciò si convincano tutti e perchè se ne traggano le conseguenze». Il Capo dello Stato inoltre ha chiesto un'approfondita riflessione sui «problemi dello spettacolo e del suo finanziamento pubblico». Le parole di Giorgio Napolitano sono arrivate proprio il giorno seguente lo sciopero indetto lunedì dai sindacati legati allo spettacolo in ogni sua forma. Napolitano, senza troppi giri di parole, chiede dunque una riflessione per assicurare risorse al mondo della cultura. Ma subito dopo aggiunge che «dobbiamo fare i conti con una riduzione, cui non possiamo sfuggire, del nostro debito pubblico». Dobbiamo farlo, ha spiegato, «nell'interesse soprattutto delle nuove generazioni, sulle cui spalle non abbiamo il diritto di scaricare il simile peso». Sulla crisi economica internazionale, il presidente della Repubblica ritiene che ci imponga «di ripensare molte cose in Italia e in Europa, anche per come siamo cresciuti finora, spesso al di sopra delle nostre possibilità nei paesi ricchi, ricchi nel contesto mondiale, per quanto segnati a loro interno da squilibri e iniquità». Il Capo dello Stato ha quindi osservato che «il mondo è cambiato e non ci sono sconti e via d'uscita indolori per paesi (ad esempio dell'Eurozona, come stiamo vedendo) che hanno conosciuto un'illusoria, troppo facile, crescita negli scorsi decenni». Sulla soppressione dell'Eti, Napolitano si è detto «rammaricato molto di questa forzata assenza», sottolineando che alla cerimonia per i Premi De Sica non era presente, al contrario dell'anno scorso, l'Ente teatrale italiano, «ente inspiegabilmente soppresso» e manchino anche i premi «gli Olimpici del teatro». «Spero siano solo sospesi», ha detto. Napolitano ha poi sottolineato l'importanza del teatro citando Manfred Brauneck, eminente studioso tedesco cui la scorsa settimana è stato assegnato il Premio Balzan: «Il teatro in tutte le sue forme e con la sua lunga e ricchissima storia è parte integrante della cultura europea, e già alla sua origine in Attica era la manifestazione pubblica più convincente e splendida del nostro modello di civiltà democratica». Per il presidente della Repubblica, infine, occorre una rigorosa revisione della spesa pubblica: «Le sfide attraverso cui passerà il futuro dell'Italia richiedono revisioni rigorose nella spesa pubblica». Il capo dello Stato ha quindi sottolineato che «dobbiamo discuterne seriamente e trovare nuove vie per il nostro sviluppo economico e social». Scelte, ha concluso, che «non possono mortificare la cultura perché comprometterebbero il nostro sviluppo». Immediata la replica del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, anch'egli presente ieri al Quirinale. Bondi, da tempo sotto ai riflettori per i suoi comportamenti per lo meno contraddittori (nulla ha fatto di concreto contro l'umiliazione subita dal mondo culturale in questi ultimi anni), ha esordito: «Sono grato al Presidente che ha interpretato la preoccupazione e il malessere, ma ha riconosciuto anche il mio impegno». «Sono impegnato per il cinema, perché vengano reintegrati gli incentivi». Per quanto riguarda invece l'Eti, l'Ente teatrale italiano, soppresso dal governo, il ministro ha avuto toni più duri: «Sopprimerlo è stata una misura giusta. Ci siamo fatti carico per il teatro di affidarlo alla società civile. È stato il caso del Quirino, sarà così anche per il Duse di Bologna e la Pergola di Firenze e infine per il Valle di Roma. L'Eti - ha concluso Bondi - era una sovrastruttura inutile. Bisogna aderire al più presto ad una visione dello spettacolo sostenuto dalla società civile».