L'aveva detto Riccardo Scamarcio ieri mattina subito prima della cerimonia di consegna al Quirinale dei premi "Vittorio De Sica" 2010: «Giorgio Napolitano è con noi». E il presidente della Repubblica ha più che mai confermato questa previsione, scendendo prima in campo a favore della cultura che non può più essere «mortificata» e, poi, denunciando il fatto che l'Eti (Ente Teatrale Italiano che tutti gli anni consegnava i suoi premi Olimpici insieme a quelli De Sica) sia stato «inspiegabilmente soppresso». Secondo il capo dello Stato infatti non è mortificando la cultura e negandole risorse che l'Italia potrà avviarsi verso un nuovo sviluppo economico e sociale. Giorgio Napolitano ha sottolineato con forza questa sua convinzione, nel corso della cerimonia al Quirinale dei premi, alla presenza del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. «Dobbiamo discutere seriamente e trovare nuove vie per il nostro sviluppo economico e sociale - ha premesso il presidente - ma non troveremo queste vie attraverso una mortificazione della risorsa di cui l'Italia è più ricca: la risorsa cultura». In particolare, Napolitano ha ribadito la sua vicinanza al cinema italiano e più in generale al mondo dello spettacolo «come parte costitutiva della nostra identità nazionale, come risorsa produttiva, come fattore di prestigio e di attrazione dell'Italia nel mondo». Il presidente della Repubblica ha esortato poi a «sostenere il cinema, il teatro e tutte le realtà dello spettacolo a vedere i problemi dello spettacolo nel quadro più generale dei problemi della cultura del suo ruolo e delle sue esigenze, nel modo di corrispondervi in Italia nelle condizioni attuali. Il discorso sullo spettacolo, sia come mondo espressivo che come attività economica e industria che ha i suoi ritorni per il Paese, richiede un'attenzione specifica per le gravi difficoltà che sta attraversando e per l'incertezza che pesa sul suo futuro». Il capo dello Stato ha naturalmente ricordato in premessa la regola di tenersi lontano dalla dialettica tra sindacati e governo, per poi considerare «positivo quel che il ministro dei Beni culturali ha dichiarato sulle ragioni della protesta di lunedì, sui problemi reali che essa pone; e quel che ha annunciato in materia di ripristino di risorse per il Fondo dello spettacolo e di rinnovo delle misure di incentivazione fiscale». Ma la risposta di Sandro Bondi non è mancata, ribadendo, a margine della cerimonia al Quirinale, come l'Eti sia «una sovrastruttura inutile». E ancora che i teatri vanno consegnati alla società civile, ovvero gestiti dai privati come sta già in parte accadendo. Ma il ministro ha anche aggiunto: «sono impegnato per il cinema, perché vengano reintegrati gli incentivi». «Sono grato - ha proseguito il responsabile dei Beni culturali - al presidente della Repubblica che ha interpretato la preoccupazione e il malessere, ma ha riconosciuto anche il mio impegno», ha detto. Un botta e risposta per certi versi prevedibile visto che la cerimonia della consegna dei premi ha visto, mancando appunto il volano dei premi Olimpici, una sala ridotta, rispetto agli anni scorsi, e ovviamente molti meno ospiti, il che ha determinato un evento più scarno. Una cerimonia comunque nel segno di un evidente disagio da parte del mondo dello spettacolo per ciò che sta accadendo in Italia alla cultura. A parte il discorso "schierato" di Napolitano - il giorno dopo lo sciopero del mondo dello spettacolo - molti interventi dei premiati hanno mostrato più o meno chiari segni di fastidio rispetto alla politica del governo e di fiducia invece nel presidente Napolitano. Ad esempio il discorso di Guido Ceronetti (vincitore per la poesia) letto da sua moglie Erica Tedeschi che si conclude così rivolto al presidente Napolitano: «La mia viva riconoscenza come cittadino per la sua opera di Statista vigile in un periodo di tanta amarezza e difficoltà della nostra storia nazionale». C'è stata poi un autentica standing ovation per Carla Fracci (premiata per la danza) e molti applausi per l'ottantenne Alberto Arbasino (premio per la letteratura). Christian De Sica in qualche modo aderisce alla visione del ministro Sandro Bondi, almeno per quanto riguarda il maggiore utilizzo del privato nel cinema. Scende in campo, a fine cerimonia anche Monica Bellucci: «Bisogna fare qualcosa, perché rispetto ai 250 della Francia noi produciamo solo cinquanta film l'anno: se si tagliano ancora fondi alla cultura, il Paese retrocede». Chiosa alla fine Lino Banfi: «Ho visto molto giù il ministro Bondi. Lui ha delle responsabilità, ma è anche vero che è solo contro tutti: serve coesione». Dopo gli interventi del presidente del Premio Gian Luigi Rondi e di Alberto Arbasino, il presidente della Repubblica ha quindi consegnato i Premi "Vittorio De Sica" a Lino Banfi, Monica Bellucci, Antonio Capuano, Giovanna Gagliardo, Alessandro Gassman, Franco Interlenghi, Luciano Ligabue, Francesca Longardi, Micaela Ramazzotti, Riccardo Scamarcio, Sandro Chia, Carla Fracci, Inge Schoenthal Feltrinelli, Nino Alberto Arbasino, Antonio Pappano, Guido Ceronetti, Carlo di Carlo e a Luca De Filippo.
Teatro, Napolitano difende l'Eti: Inspiegabile la soppressione. Ma Bondi insiste ancora: era inutile
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha confermato la sua vicinanza al mondo dello spettacolo e alla cultura italiana, ribadendo l'importanza di sostenere il cinema, il teatro e tutte le realtà dello spettacolo per il futuro del Paese. Napolitano ha anche denunciato la soppressione dell'Eti (Ente Teatrale Italiano) e ha sottolineato che la mortificazione della cultura non può essere una soluzione per il problema economico e sociale dell'Italia. Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha ribadito la sua posizione sulla necessità di tagliare le risorse per il Fondo dello spettacolo e di rinnovare le misure di incentivazione fiscale.
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