La cultura non si mangerà, ma certo fa discutere. A meno di una settimana dal voto a Montecitorio sulla mozione di sfiducia individuale al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, per l'eclatante crollo di Pompei, il clima si surriscalda, tra proteste, critiche e inchieste giornalistiche. Che il ministro sia, insomma - per dirla alla Matteo Renzi - come uno « yogurt con la data di scadenza»? Nel dibattito sui tagli alla cultura, acuito anche dallo sciopero dei lavoratori dello spettacolo contro i tagli della finanziaria 2011, ieri si è fatta sentire la voce del presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano si è detto soddisfatto dalle promesse di Bondi sui fondi Fus e il sostegno al cinema. Ma la nota dolente c'è: il Colle, infatti, esprime «rammarico» e giudica «inspiegabile» la soppressione di enti come l'Eti, l'Ente teatrale italiano. Risanare il bilancio in tempi di crisi, certo, ma non attraverso la «mortificazione della cultura», avverte Napolitano. «Abbiamo da fare i conti con un riduzione, cui non possiamo sfuggire, del nostro debito pubblico», ma «non troveremo le nuove vie per il nostro sviluppo economico e sociale attraverso una mortificazione della risorsa di cui l'Italia è più ricca: la risorsa cultura nella sua accezione unitaria». «Adoperiamoci, perché di ciò si convincano tutti e se ne traggano le conseguenze», ammonisce Napolitano in occasione della visita al Quirinale del mondo del cinema e delle arti perla consegna del premio Vittorio De Sica. La replica di Bondi è immediata: «Sono grato al presidente della Repubblica che ha interpretato la preoccupazione e il malessere, ma ha riconosciuto anche il mio impegno», dice. Impegno che assicura in prima linea per il cinema, «perché vengano reintegrati gli incentivi». E l'Eti? Il ministro difende senza appello la scelta di sopprimerlo: «Una misura giusta. Ci siamo fatti carico per il teatro di affidarlo alla società civile. È stato il caso del Quirino, sarà così anche per il Duse di Bologna e la Pergola di Firenze e infine per il Valle di Roma». Perché l'Eti «era una sovrastruttura inutile. Bisogna aderire al più presto a una visione dello spettacolo sostenuto dalla società civile». L'Eti, soppresso con un decreto legge del 31 maggio, aveva la missione di promuovere il teatro in Italia e all'estero. Gestiva progetti di promozione in rete, ad esempio con Francia e Germania, unendo gli artisti a livello internazionale e creando vere e proprie vetrine nel mondo per il teatro italiano. Aveva un settore dedicato al teatro per ragazzi, e molti progetti in zone a rischio o disagiate (dove, grazie alla spinta iniziale dell'Eti, molte compagnie e teatri sono nati e hanno cominciato a correre da soli). Diventato nel tempo un carrozzone, aveva la gestione diretta di alcuni teatri già in via di dismissione. Quelli di cui parla Bondi: il Quirino e il Valle di Roma, il Pergola di Firenze, il Duse di Bologna. Questione che ha assorbito molte risorse. Nell'ultima fase della sua esistenza, l'Eti vede la gestione - definita da più parti «illuminata» - di Ninni Cutaia, con l'inizio di una vera e propria opera di snellimento. La tensione sulla testa - e sulla poltrona - di Sandro Bondi è alta. 1 finiani hanno annunciato che il 29 usciranno dall'aula. Un segnale per dare appuntamento al 14 dicembre con il voto contro il governo. Restano però i falchi (una trentina di parlamentari) che ancora vorrebbero non già uscire, ma votare contro il ministro-poeta. Al quale non mancano «grane» di famiglia: una parentopoli tutta sua, ricostruita in questi giorni da Il Fatto Quotidiano. «Bondi "sistema" i cari della sua compagna» era il titolo di ieri in prima. Protagonista Roberto Indaco, ex marito della compagna del ministro, l'onorevole Manuela Repetti (in attesa di divorzio). Riceve dai Beni Culturali 25mila euro in un anno per una consulenza su "Teatro e moda". E poi c'è Fabrizio, figlio della (ex) coppia, che lavora per il ministero, alla direzione generale per il cinema. «Posso spiegare», risponde il ministro. «Non ho violato nessuna legge. Sono solo intervenuto per risolvere due casi umani».