La legge di stabilità. Esame i17-8 dicembre, possibile il ritorno alla Camera Approvazione della legge di stabilità e del bilancio tra il 7 e 1'8 dicembre, e subito dopo spazio all'eventuale terza lettura da parte della Camera che approverebbe così i due testi in via definitiva tra venerdì 10 e sabato 11 dicembre. A quel punto, come concordato dai presidenti di Camera e Senato d'intesa con il capo dello Stato, si darà avvio al dibattito sulle comunicazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e al voto di fiducia previsto per il 14 dicembre sia al Senato che alla Camera. La decisione assunta ieri dalla conferenza dei capigruppo a palazzo Madama sul calendario della ex finanziaria apre sulla carta lo spazio a modifiche da parte dei senatori. Correzioni limitate, che tuttavia il presidente della commissione Bilancio, Antonio Azzollini continua al momento ad escludere: «Non vedo margini». Anche fonti governative, interpellate in serata, chiudono a eventuali modifiche. Non sarà facile tener ferma questa posizione, poiché su alcune questioni, ad esempio sul ripristino a 400 milioni dei fondi per il 5 per mille (ora ridotte a 100 milioni) si è consolidato uno schieramento ampiamente bipartisan sostenuto dalla mobilitazione delle associazioni no profit (ieri è scesa in campo tra le altre la fondazione Telethon). Crescono altresì le richieste per dare un segnale concreto sul fronte dei tagli alla cultura, su quello del trasporto ferroviario locale, e ancora su famiglia e redditi bassi. Ogni eventuale modifica - osserva la commissione Bilancio nel parere sulla copertura - dovrà comunque avere effetti "neutri" sui saldi di bilancio. I margini sono molto ristretti, conferma il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri: «Non abbiamo annunciato una terza lettura, ma è corretto prevederla. Del resto, ci sono sempre tanti volenterosi, li chiamerei illusi»: come dire che le aspettative andranno deluse. Dall'opposizione Luigi Zanda, capogruppo del Pd, annuncia che non vi sarà alcun ricorso all'ostruzionismo, ma verranno chieste modifiche «perché questa legge di stabilità è pericolosa per il paese». Quanto alle possibili modifiche per quel che riguardala cultura, il sindaco di Roma Gianni Alemanno rinvia all'esito del confronto in atto tra Anci, Federculture e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, «per ottenere una sospensione delle limitazioni agli investimenti in questo settore». Il veicolo però in questo caso non sarebbe la legge di stabilità ma il decreto milleproroghe di fine anno. Anche dal Colle giunge un nuovo invito ad aprire un confronto a tutto campo sui fondi alla cultura. Giorgio Napolitano ne ha parlato ieri alla delegazione di attori, registi ed esponenti di cinema, teatro e cultura ricevuti al Quirinale per la consegna dei premi «Vittorio De Sica». La strada che occorre perseguire per lo sviluppo economico e sociale del paese non passa dalla «mortificazione della risorsa di cui l'Italia è più ricca, la risorsa cultura nella sua accezione unitaria». Non vi è dubbio che le ristrettezze di bilancio rendano necessario un ripensamento profondo su «come siamo cresciuti, spesso al di sopra delle nostre possibilità». Basta guardare alle più recenti decisioni assunte dall'Eurogruppo per sostenere l'Irlanda e prima ancora la Grecia. E tuttavia, da noi più che altrove s'impone una riflessione sull'insieme delle risorse pubbliche e private da destinare alla cultura e alla ricerca, così come all'istruzione: settori strategici per il futuro del paese. La mobilitazione del mondo dello spettacolo trova nel presidente della Repubblica un interlocutore attento: «Tenendomi lontano dalla dialettica tra sindacati e governo, considero positivo quel che il ministro dei Beni culturali ha dichiarato sulle ragioni della protesta». In particolare, l'apprezzamento del presidente della Repubblica va all'annuncio di Bondi che si adopererà per ripristinare le risorse per il Fondo unico dello spettacolo per il 2011 e per la proroga degli incentivi fiscali al cinema.