Cerimonia dei premi De Sica il Presidente contro i tagli al mondo dello spettacolo La crisi che ha investito il mondo è un passaggio epocale: bisognerebbe «discutere seriamente» le «revisioni rigorose» della spesa pubblica. Si tratta, infatti, della sfida «attraverso cui passerà il futuro dell'Italia»: Giorgio Napolitano torna a ripetere, con toni allarmati, che questa fase richiederebbe il coraggio di scelte di medio e lungo termine per selezionare tagli ed investimenti. No a tagli lineari e alla cieca, sì a scelte mirate per privilegiare investimenti sul futuro (istruzione e ricerca) e sul patrimonio inestimabile del paese: la cultura nell'accezione più vasta, dal cinema ai siti archeologici passando per la lirica, il paesaggio, il teatro e i musei. Un allarme lanciato mentre il parlamento fai conti con la legge di Stabilità, da ieri al Senato. Ad ascoltarlo, ieri al Quirinale, i vincitori del «premio De Sica». Una platea amica e riconoscente verso - come scrive il poeta Guido Ceronetti nel ringraziare per il premio - lo «statista vigile in un periodo di tanta amarezza e difficoltà della nostra storia nazionale». È a loro, avendo ben presente la clamorosa protesta del mondo dello spettacolo lunedì, che Napolitano ripete come la ricerca di «nuove vie per il nostro sviluppo economico e sociale» non passa «attraverso una mortificazione della risorsa di cui l'Italia è più ricca»: «la cultura, nella sua accezione unitaria». Napolitano non nega, anzi sottolinea la necessità di «ripensare» un modello di sviluppo perché «il mondo è cambiato e non ci sono sconti e vie d'uscita indolori per paesi che hanno conosciuto un'illusoria, troppo facile crescita negli scorsi decenni». Soprattutto - dice - bisogna fare i conti con la riduzione del debito pubblico «nell'interesse, soprattutto, delle nuove generazioni, sulle cui spalle non abbiamo diritto di scaricare un simile peso». Ma ciò, insiste il capo dello Stato, impone scelte e non tagli indiscriminati. Bisogna investire sul futuro e sull'«insieme del capitolo cultura», quel «patrimonio straordinario che abbiamo ereditato e che abbiamo il dovere di preservare e valorizzare». Perché esso è «parte costitutiva della nostra identità nazionale» ma anche «risorsa produttiva, fattore di prestigio e di attrazione dell'Italia nel mondo». Per questo dice di aver apprezzato le assicurazioni del ministro Sandro Bondi sul ripristino delle risorse per il Fus 2011 e il rinnovo degli incentivi fiscali per il cinema. Ma quel che serve, ribadisce, è «una riflessione di fondo e di prospettiva». A dividerli resta anche quella che Napolitano giudica «inspiegabile» soppressione dell'Eti, difesa dal ministro. Nelle stesse ore, al Senato viene incardinata la legge di Stabilità, approvata dalla Camera: tempi stati accorciati per consentire ai deputati una terza lettura in caso di modifiche apportate dai senatori. L'opposizione vuole «cambiare una manovra dannosa per il paese», l'Anci chiede fondi, il volontariato difende il 5 per mille. Il tutto entro la data già fissata del dieci dicembre, in vista dello show down parlamentare della crisi.