Secondo il capo dello Stato il necessario rigore sui conti pubblici non deve «mortificare la risorsa di cui l'Italia è più ricca». Bondi: sarà ripristinato Fondo unico per lo spettacolo La necessaria revisione dei conti pubblici, per far ripartire lo sviluppo, non deve avvenire «attraverso mortificazione della risorsa di cui l'Italia è più ricca»: la cultura «nella sua accezione unitaria». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto così ieri nella polemica sui tagli alla cultura. In particolare al settore dello spettacolo. Occasione è stato il conferimento dei premi «De Sica 2010» a numerose personalità di cinema, letteratura, editoria, musica, danza, arti visive e teatro. Iniziativa alla vigilia della quale c'è stato lo sciopero del comparto. Rammarico il Capo dello Stato ha espresso per l'assenza alla cerimonia di una rappresentanza dell'Ente teatrale italiano, «inspiegabilmente soppresso». Alla cerimonia del Quirinale non mancava, invece, il ministro della Cultura Sandro, Bondi, che ha difeso la propria scelta. «L'Eti era una sovrastruttura inutile. Bisogna aderire al più presto a una visione dello spettacolo sostenuto dalla società civile». Bondi ha, invece, incassato il placet del Colle per aver annunciato - in risposta positiva alle richieste degli scioperanti - il ripristino delle risorse destinate al Fus, il fondo unico per lo spettacolo. Il Capo dello Stato ha anche rinnovato la sua vicinanza al cinema italiano come «parte costitutiva della nostra identità nazionale, come risorsa produttiva, come fattore di prestigio e di attrazione dell'Italia nel mondo». Sapendo bene «quel che inquieta, quel che assilla» il mondo dello spettacolo e «i motivi della protesta che ha ieri attraversato il Paese». Insomma, tempi grami per università cultura, per il sapere nelle sue diverse sfaccettature. Arriva la stretta della finanziaria. Che anticipa i tempi al Senato, per permettere una terza lettura alla Camera. La legge di stabilità, ha deciso infatti ieri la conferenza dei capigruppo, approderà all'aula di Palazzo Madama il 6 dicembre. In questo modo Montecitorio avrà tre giorni (9-10-11) per la definitiva approvazione. In tempo per le scadenze della verifica sul governo con le mozioni previste per al voto per il 14. Il monito di Napolitano dà forza ad alcune delle questioni ancora sub iudice: il ripristino delle agevolazioni fiscali per la cultura, a cui si aggiungono il 5 per mille al volontariato e misure compensative dei tagli alle Regioni. C'è spazio per una riapertura? «Al momento no», taglia corto il relatore Antonio Azzollini (Pdl). Il Pd, con Stefano Fassina e Matteo Orfini, responsabili rispettivamente Economia e Cultura, invita il governo ad ascoltare le parole di Napolitano «e restituisca risorse e dignità alla cultura. Ogni giorno che passa le scelte del ministro Tremonti dimostrano di essere frutto di improvvisazione, trovate poco lungimiranti e per lo più dannose».
Tagli alla cultura, il no di Napolitano: Non è così che si risana il bilancio
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso preoccupazione per la mortificazione della risorsa di cultura italiana a seguito dei tagli alla cultura. Il ministro della Cultura Sandro Bondi ha difeso la propria scelta di sopprimere l'Ente teatrale italiano, affermando che è una sovrastruttura inutile. Tuttavia, Bondi ha annunciato il ripristino delle risorse destinate al Fondo unico per lo spettacolo. Napolitano ha anche rinnovato la sua vicinanza al cinema italiano come parte costitutiva della nostra identità nazionale. La legge di stabilità sarà approvata dal Senato il 6 dicembre e il governo ha promesso di ascoltare le parole del presidente della Repubblica.
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