Il presidente agli artisti dello spettacolo: bisogna trovare altre vie per lo sviluppo Ligabue «La cultura è la carta d'identità di un Paese e va salvaguardata. Non si possono fare sconti» ROMA «So bene quel che vi inquieta e vi assilla, i motivi della protesta che ieri ha attraversato il Paese», dice Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica al Quirinale riceve due volte l'anno il mondo dello spettacolo, ai David di Donatello e ai Premi De Sica che sono stati assegnati ieri. Occasioni in cui si lamenta la scarsa attenzione alla cultura, e Napolitano mostra sensibilità, tenendo presente che i sacrifici sono per tutti. Ma i tagli metteranno in ginocchio davvero lo spettacolo, il fondo già dimagrito a 402 milioni nel 2011 scenderà a 262, gli sgravi fiscali che allo Stato portano pure soldi restano una promessa. Ieri, percependo i nuovi umori sulla giustezza delle proteste, Napolitano ha ingranato la quarta con un intervento netto che gli artisti, da Ligabue vestito da rocker a Monica Bellucci, hanno applaudito ancora prima che finisse, con la standing ovation nel Salone delle Feste quando ha detto: «Dobbiamo trovare nuove vie per lo sviluppo economico e sociale. Ma con serietà e convinzione dico che non le troveremo attraverso una mortificazione della risorsa di cui l'Italia è più ricca: la cultura». Il cinema: «E' una parte costitutiva della nostra identità nazionale»; la prosa: «L'Ente teatrale italiano è stato inspiegabilmente soppresso». Al ministro Brunetta, secondo cui «la cultura è un bene pubblico che va finanziato e lo spettacolo no», indirettamente risponde: «I problemi dello spettacolo vanno visti nel quadro più generale dei problemi della cultura». E poi: «Tenendomi lontano, regola per me doverosa, dalla dialettica tra sindacati e governo, considero positivo quel che il ministro dei Beni Culturali ha dichiarato sulle ragioni dello sciopero, sui problemi reali che esso pone». La risposta di Sandro Bondi: «Sono grato al presidente per aver riconosciuto il mio impegno perché vengano reintegrati gli incentivi. Quanto all'Eti, sopprimerlo è stato una misura giusta, era una sovrastruttura inutile. Bisogna aderire a una visione dello spettacolo sostenuto dalla società civile». E' lo scatto di Napolitano a monopolizzare l'attenzione. Alessandro Gassman: «Importante il passaggio rivolto alle generazioni future, rischiamo di perdere le nostre capacità se non ci danno la possibilità di lavorare»; Ligabue: «La cultura è la carta d'identità di un Paese e va salvaguardata, non si possono fare sconti»; Inge Feltrinelli: «E' un uomo di grande cultura, cosa rara in un politico, il suo discorso andrebbe pubblicato»; Christian De Sica: «Speriamo che lo stiano a sentire»; Luca De Filippo: «È diventato il nostro portavoce con parole equilibrate»; Enrico Brignano: «È un signore di gran classe, non proprio giovane ma il suo discorso è stato giovanissimo, quasi rivoluzionario». I produttori, Paolo Ferrari: «Ha dato indicazioni precise e qualche assicurazione»; Tilde Corsi: «In passato era formale e accogliente, oggi ci ha quasi capeggiato»; Riccardo Tozzi: «Ha sentito la grande difficoltà del momento e ha giocato tutto il suo peso. Quanto al ministro Brunetta, fa parte di un gruppo minoritario che non ha alcuna incidenza nell'opinione pubblica. Se la classe politica funzionasse come il cinema italiano, che dal 12 è arrivato al 30 per cento della quota di mercato, staremmo meglio». Carla Fracci: «Brunetta? Ho finito le parole». 402 Milioni di euro È la cifra, già «dimagrita», che il fondo statale Fus ha destinato fino a quest'anno alla cultura e allo spettacolo in Italia 262 Milioni di euro Per il 2011 il Fus destinerà alla cultura quasi la metà della cifra che prevedeva in passato.