Dall'ex teatro alla Minghetti al silos per Cereali della Sani. Ecco cosa c'è oltre i «reticolati» Appena si mette piede in quegli spazi immensi (e vuoti) viene naturale pensare immediatamente a cosa ci potrebbe andare lì, come si potrebbero valorizzare tutte quelle strutture delle dimensioni più disparate, di cosa avrebbe bisogno Bologna per fare il salto di qualità. Ecco, il tour delle ex caserme di ieri, fatto insieme all'Agenzia del Demanio e a chi quelle aree poi le potrebbe acquistare davvero, ha avuto questo effetto: fare immaginare a tutti, chi con i piedi più per terra viste le difficoltà tecniche, chi più incantato dal fascino di avere a disposizione improvvisamente spazi da plasmare e ributtare nel futuro, cosa potrebbe diventare Bologna dopo la valorizzazione e la riqualificazione delle ex aree militari. Caserma Masini alla Bolognina Il «pezzo» da applauso, almeno per l'estensione, è la caserma Sani, incastonata tra via Stalingrado e via Ferrarese, nella Bolognina del futuro, quella tra la Casaralta, la Fiera, vicina alla futura nuova stazione ferroviaria. Un «tesoro» di 112 ettari con 26 edifici e ampi spazi verdi che è stato valutato per quasi 42 milioni di euro e che potrebbe diventare un nuovo quartiere nel quartiere, viste le dimensioni. Lì, in quell'area che faceva da centro logistico dell'esercito e che adesso è stata dichiarata di interesse storico, si potranno realizzare abitazioni, collegi, residence, ma anche uffici, piccoli centri commerciali, alberghi e ristoranti, strutture sportive e servizi sociali. Con vincoli su alcuni edifici che non solo non potranno essere abbattuti, ma dovranno pure essere recuperati con quella che i tecnici chiamano la stessa «sagoma», cioè volumi e forma identici al preesistente. Cosa che fa già storcere il naso ai progettisti, soprattutto per l'obbligo di mantenere strutture come il silos per cereali all'ingresso della caserma. «Se per certi versi qui alla Sani dice l'architetto Piero Braccaloni è più facile pensare a una progettazione, perché alcuni edifici possono essere demoliti, d'altra parte ci sono anche molte strutture ingombranti che rischiano di vanificare gli sforzi, visto che non possono essere eliminate. Le incognite sono molte». Là dove c'era il magazzino della caserma, per esempio, i probabili futuri progettisti già intravedono le difficoltà nel recuperare la struttura ad uso abitativo proprio per le dimensioni, che non si possono assolutamente alterare. Ma l'Agenzia del Demanio, per questa come per altre strutture, confida «nelle capacità e nella fantasia dei progettisti». «Ma non basta la fantasia», rimarca Braccaloni. Ha un indiscutibile fascino retrò l'ex teatro della caserma Minghetti, in via Capramozza. Per adesso si entra dallo stesso ingresso della caserma, che non è stata dimessa, ma lo spazio avrà un suo accesso separato. Difficile immaginare, in un ex teatro di queste dimensioni, qualcosa di diverso da un altro teatro o da un cinema, anche se difficilmente sostenibili economicamente. Un supermercato? Uno spazio commerciale? Lo suggeriscono i tecnici del Demanio quando i dubbi di architetti e costruttori si fanno insistenti. «E poi di quelle balconate che la Soprintendenza chiede di tenere osserva qualcuno cosa ne facciamo? Come si fa a fare un supermercato con quelle balconate? E i parcheggi dove li mettiamo?». Eppure questa area di quasi 4 mila metri quadrati nel centro storico, con tre fabbricati contigui che si affacciano su una corte, è stata valutata dal demanio per 3,8 milioni di euro. E poi c'è la caserma Masini, nel cuore del quartiere Santo Stefano, praticamente a ridosso del Baraccano, con ingresso da via Orfeo. Era utilizzata dalla Difesa come caserma del corpo militare speciale Atleti e occupa gli edifici dell'ex convento delle Carmelitane Scalze tra via Santo Stefano e via Borgolocchi. Ieri è stata aperta per la prima volta al pubblico e a qualche cittadino curioso. Un cortile centrale e uno più piccolo dopo il porticato su cui sono affacciate le ex stanze dei militari e un corpo di fabbrica che darà del filo da torcere ai progettisti, perché la sagoma andrà mantenuta esattamente com'è adesso. Il pregio indiscusso in questo caso è la zona, una delle più belle della città. Tanto che, nonostante i costruttori già dicano che «sarà molto dura fare un progetto in questo caso, anche perché il Comune ha chiesto la realizzazione di una scuola materna dentro la struttura», il valore indicato per quest'area di 7.500 metri quadrati è di 13,4 milioni di euro. I vincoli sono troppi? Il Demanio è possibilista, in realtà: «I vincoli poi si possono anche aggirare: vorrà dire che se l'asta dovesse andare deserta o si ridiscuteranno i vincoli o si abbasseranno i prezzi della base d'asta».