La frusta di Beatrice sulle due istituzioni: il Piemonte merita ben altra attenzione Questo è un territorio che ha creato eccellenze assolute come Baricco o i Subsonica. Gli spazi pubblici se ne occupino Questo è un esempio di un evento virtuoso che piace a Coppola Spenderemo poco e faremo tutto in tre... Luca Beatrice, quella che lei curerà al Museo di Scienze Naturali è la mostra al tempo della crisi? «Sì, ma non solo. Costa poco e rappresenta anche un modo per valorizzare la creatività del territorio nellultimo decennio e mezzo. Ma lo sa che qui a Torino si sono saltate letteralmente due generazioni di artisti, nel senso che non hanno avuto spazio? Eppure la città è un incubatore di idee, in vari campi. Penso agli anni 90, quando durante la crisi della Fiat sono emersi scrittori come Alessandro Baricco, per arrivare oggi a Paolo Giordano, passando per quelli come Andrea Bajani che sono arrivati da fuori e si sono trasferiti qui per lavorare. Penso alla musica, dai Subsonica ai Motel Connection. E penso soprattutto allarte contemporanea. Ecco guardi, Anversa ha la moda, Rotterdam larchitettura e Torino larte contemporanea. Eppure non se ne è tenuto abbastanza conto». In che senso? «Nel senso che la città ha i suoi musei, persino troppi. Nei giorni scorsi sono stato alla Gam con i miei studenti dellAccademia Albertina e ho visto due belle mostre, ma mi pare così strano che non si dia spazio allarte di questa città. È assurdo il disinteresse del museo civico per gli operatori di qui. E poi cè Rivoli, su cui varrebbe la pena fare un discorso a parte». Ovvero? «Mi aspettavo un cambio di passo radicale con la nuova direzione, soprattutto da parte di Andrea Bellini. Tutti lì a lamentarsi che mancano i soldi, a me pare che in realtà manchino le idee. È proprio in questi momenti che si deve dare spazio al territorio, invece qui manca unidea del museo, non capisci che cosa vogliano fare. È vero, Rivoli è un museo internazionale, ma non dimentichiamo che il maggiore azionista è la Regione Piemonte». Lei invece ha ideato la mostra che piacerà allassessore Michele Coppola, è così? «Certo, va bene a Coppola come a me, perché costa poco, valorizza un territorio che ha prodotto eccellenze, idee e movimenti e non è calata dallalto. In fondo questo è un esempio di come possano essere le mostre, compatibili con il momentaccio e sostenibili con i tagli, virtuose insomma. Dobbiamo fare operazioni meno costose, se no qui si ferma tutto. E fare capire agli artisti torinesi, e agli stranieri che hanno studio qui, che anche per loro è possibile esporre in uno spazio pubblico. Insomma, mi sembra doveroso dare loro un palcoscenico dignitoso, sono contribuenti e pagano le tasse». La sua è una scelta politica? «No, è semmai una scelta culturale. Per noi è fondamentale entrare nel circuito internazionale, però dobbiamo valorizzare larte di questo paese e in particolare di questa città. Questo è anche un modo per dare risalto alle gallerie, che sono la spina dorsale di questo sistema e meritano attenzione». Sessantamila euro più Iva: riuscirà a stare nel budget? «Devo, catalogo compreso. Spenderò poco per assicurazione e trasporti, alcuni artisti si porteranno le opere al museo. Faccio tutto con laiuto delle mie collaboratrici Corinna Carbone e Roberta Pagani: sono il mio staff, in tre abbiamo fatto la Biennale di Venezia».
TORINO - "LA GAM IGNORA TORINO E RIVOLI È SENZA IDEE"
La scrittrice Luca Beatrice critica il mancato rispetto verso larte contemporanea a Torino, in particolare nei musei. Secondo lei, la città ha creato eccellenze come Baricco e i Subsonica, ma non ha dato spazio agli artisti locali. Beatrice propone di valorizzare la creatività del territorio con mostre a basso costo, come la mostra che piacerà all'assessore Michele Coppola. Sostiene che la scelta di non dare spazio allarte locale sia una scelta culturale e non politica. Beatrice propone di dare un palcoscenico dignitoso agli artisti torinesi e di valorizzare le gallerie, che sono la spina dorsale del sistema. La mostra proposta costa 60.000 euro, compresi Iva e spese di catalogo.
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