Napolitano: il debito va ridotto, non si sfugge Nei paesi ricchi dellEurozona spesso siamo cresciuti al di sopra delle nostre possibilità e ora vediamo che non ci sono vie duscita indolori ROMA - «Dobbiamo fare i conti con una riduzione, cui non possiamo sfuggire, del nostro debito pubblico», ma il bilancio dello Stato «non si sana mortificando la cultura. Non troveremo nuove vie per il nostro sviluppo economico e sociale attraverso la mortificazione della risorsa di cui lItalia è più ricca: la risorsa cultura nella sua accezione unitaria». Nelle parole di Giorgio Napolitano è forte lallarme sui conti pubblici: «Bisogna discutere seriamente per trovare nuove vie allo sviluppo. Queste sono le prove, queste sono le sfide per cui passerà il futuro dellItalia, che richiedono revisioni rigorose nella spesa pubblica». Ma è forte anche il segnale al governo che nella manovra finanziaria prevede tagli alla cultura fino al 40 per cento. Il presidente ha parlato ieri alla consegna dei premi De Sica al Quirinale, e la sollecitazione al mondo politico è netta. Cè la necessità di fare i conti con la riduzione del debito pubblico «nellinteresse, soprattutto, delle nuove generazioni», ma Napolitano invita a «ripensare molte cose, anche per come siamo cresciuti finora, spesso al di sopra delle nostre possibilità nei paesi ricchi dellEurozona: stiamo vedendo che non ci sono sconti, né vie duscita indolori, per paesi che hanno conosciuto unillusoria, troppo facile crescita negli scorsi decenni». Linvito finale guarda al futuro: «Adoperiamoci perché di ciò si convincano tutti e perché se ne traggano le conseguenze». Accolto da applausi sentiti dalla platea di personaggi della cultura e dello spettacolo, da Monica Bellucci a Riccardo Scamarcio, da Alberto Arbasino a Inge Feltrinelli, quello del presidente è stato un discorso dai toni decisi e solidali con le proteste in atto da settimane. «Lo spettacolo - come mondo espressivo e come attività economica - richiede unattenzione specifica per le gravi difficoltà che sta attraversando, per lincertezza che pesa sul suo futuro». Pur nellobbligo di tenersi lontano - «regola per me doverosa» - dalla dialettica tra sindacati e governo, Napolitano ha sottolineato che «non cè dubbio che al di là di ciò si imponga una riflessione di fondo e di prospettiva. Ed essa deve comprendere linsieme del capitolo cultura e quindi delle risorse pubbliche e private da destinarvi». «Napolitano ha interpretato la preoccupazione, il malessere del mondo della cultura e dello spettacolo», ha commentato il ministro Bondi. «Ha anche riconosciuto il mio impegno per il reintegro del Fus e la proroga delle agevolazioni compatibilmente con la situazione economica. Gli sono grato. E sono certo che anche il ministro Tremonti ha capito che le difficoltà del settore non sono più sostenibili». Poi, alla domanda diretta se passeranno le sue proposte, la risposta è sibillina: «Ci vorrebbe una rivoluzione nelleconomia». Però invoca lintervento dei privati: «Abbiamo preso accordi con le fondazioni bancarie perché intervengano a sostegno della cultura. Bisogna che lo Stato lasci spazio alla società civile, perchè sia il mecenatismo a sostenere la cultura».