Dopo il crollo dei giorni scorsi L'Sos per salvare la laveria Lamarmora di Nebida arriva dalle associazioni ecologiste che lanciano pesanti accuse di incuria contro il Parco Geominerario. La mobilitazione è iniziata la scorsa domenica e va avanti attraverso appelli alle autorità e petizioni. Appreso del cedimento della laveria avvenuto venerdì notte, le associazioni ecologiste cagliaritane Gruppo d'intervento giuridico e Amici della Terra (che fanno parte della Consulta delle associazioni per il Parco) hanno messo nero su bianco il grido di allarme lanciato dal crollo di una parte del monumento simbolo dell'attività mineraria. Chiedono un immediato intervento delle autorità: dal Ministero per i Beni e le attività culturali alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Cagliari e Oristano, passando per la Regione, la Direzione generale per i beni culturali e paesaggistici per la Sardegna e il Comune di Iglesias. Senza dimenticare il Parco Geominerario: «Purtroppo - chiarisce Stefano Deliperi, presidente di Gruppo d'intervento giuridico - quanto è avvenuto è uno dei sintomi più evidenti dell'inefficacia della gestione di un patrimonio di straordinaria importanza da parte del Parco Geominerario storico e ambientale della Sardegna». Intanto a Nebida, domenica mattina, la Consulta delle associazioni inaugurava il «Sentiero dei cinque faraglioni", una passeggiata sulla costa fino a Masua. Circa 400 gli escursionisti che hanno constatato con i loro occhi le condizioni precarie in cui versa la Laveria. Così è nata una petizione: «Affinché - conferma Giampiero Pinna, presidente dell'associazione Pozzo Sella - vengano messi in atto con tempestività gli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione necessari per impedire ulteriori crolli e danneggiamenti".