Architetto e urbanista, consulente personale per l'urbanistica del Principe Carlo d'Inghilterra dal 1988, è Socio fondatore nel 2002 della New School for Traditional Architecture Urbanism, in Charleston. È stato insignito del Richard Driehaus Prize for Classical Architecture nel 2003. Un dato di fatto è che non c'è gloria personale nell'attività del restauro e nella ricostruzione fedele di monumenti. Più è riuscito il restauro di un luogo storico e la ricostruzione di un edificio, meno se ne conoscono gli autori. Infatti chi conosce gli architetti responsabili di tante ricostruzioni-restauri riuscite in tutto il mondo? Il campanile di San Marco, la Frauenkirche di Dresda, le ricostruzioni della vecchia Varsavia, la «historical Williamsburg» in Virginia, i mille restauri formidabili per l'anno del Giubileo a Roma. A chi andrebbe attribuita la Palma d'Oro? L'uomo della strada, per il quale vale il detto «è bello perché e sempre stato così», ignora che non è più così e che ovunque si prepara un futuro ben diverso, perché dopo anni di fedeli servigi al buono, al bello, al vero, tanti amministratori e architetti sono motivati da una irreprensibile pulsione a creare lo «skandalon» per uscire dall'ombra. Avendo universalmente fallito nel creare nuovi luoghi di pregio (e avendoci invece lasciato ovunque periferie disumane) un'armata di architetti modernisti iper-aggressivi, si adoperano oggi per usurpare luoghi storici riusciti e preziosi. «L'effetto Beaubourg», frutto dell'insieme delle ambizioni della signora Pompidou e della coppia Renzo Piano-Richard Rogers, è divenuto il modello da imitare per tanti politici, amministratori, artisti, storici e architetti modernisti. Questa formula, che ai tempi di Luigi XIV e di André Le Notre aveva prodotto Versailles, ora non sembra funzionare più; oggi tanti Pompidou in erba cercano il loro potenziale Renzo Piano, ma la formula funziona raramente e le eccezioni brillano proprio perché rarissime (il Guggeheim Museum di Gehry a Bilbao, le «vele» di Utzon a Sydney, la Concert hall di Calatrava a Tenerife); ma queste opere (...) non possono legittimare a un modernismo banale e onnipresente che sta rovinando il pianeta, dove tanti luoghi ed edifìci storici sono oggi vittime sacrificali di stupri scandalosi. Lo «skandalon» che la coppia La Regina-Fuksas prepara per l'area dei Fori Imperiali ha il sapore di un déja-vu; sembra l'esempio locale di una febbre imitativa - di un virus - contro il quale non si è ancora trovato un antidoto. Il conformismo vuole che oggi non ci si scandalizzi più davanti alle provocazioni ma al contrario si accetti, o meglio ancora, si applauda al disastro prima della sua realizzazione. Seguendo la formula ben collaudata dei «Grandi lavori» proposta dal tandem modernista romano, si produrrà innanzitutto un clamoroso monumento ai realizzatori. Il progetto di Fuksas, ad esempio, si proclama «rispettoso della storia» ma il vero tema del suo Parco Archeologico non è più quello delle rovine romane, a tutti gli effetti ridotte a frammenti episodici di scarso interesse estetico-architettonico. Sotto la bandiera di affermazioni come «rispetto della storia» o «legame rinforzato della città con la storia», il rischio è che la cornice diventi più importante della tela. Per capire la «leggerezza» di una futura via dei Fori Imperiali dedicata solamente ai pedoni e ai mezzi pubblici, basta ricordarsi il doppio muro metallico dei bus londinesi che da trent'anni strisciano pesantemente lungo i 1500 metri «pedonali» della Oxford Street. Il problema è che l'operazione Fuksas-La Regina non si propone di celebrare lo spirito del luogo concreto e immanente, ma ancora una volta uno spirito del tempo fantasmagorico, insondabile e agonico. È vero che il futuro della zona dei Fori Imperiali merita un dibattito pubblico sulla validità dei concetti moderni di conservazione, restauro, ricostruzione, e sull'idea stessa di parco a tema storico. Ma è pur vero che l'operazione La Regina-Fuksas limitata ai soliti architetti «fondamentalisti» modernisti non aprirà, bensì chiuderà ogni possibile dibattito su un tema così centrale per il futuro della Città eterna.
Un effetto Beaubourg per i Fori Imperiali?
L'articolo critica l'urbanistica modernista e il conformismo che sta rovinando il pianeta. L'autore sostiene che gli architetti modernisti stanno usurpare luoghi storici riusciti e preziosi per creare opere banali e onnipresenti. L'operazione Fuksas-La Regina per il Parco Archeologico dei Fori Imperiali a Roma è vista come un esempio di questo fenomeno. L'autore critica la formula modernista che ha prodotto opere come Versailles e il Guggeheim Museum di Bilbao, ma che non funziona più oggi.
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