Ora c'è il rischio che crollino le colonne di Selinunte La direttrice del parco siciliano: opere urgentissime, la stabilità è a rischio I templi di Selinunte, la più occidentale delle colonie greche della Sicilia, portano addosso tutto il peso dei duemila anni abbondanti. Sono denominati con fredde lettere dell'alfabeto, perché la loro attribuzione è ancora oggi controversa tra gli studiosi. Ora, però, necessitano di interventi «urgentissimi», avverte Caterina Greco, da neanche due mesi direttrice del neocostituito parco archeologico di Selinunte. E il pensiero va subito a Pompei e al recente crollo della Domus Gladiatori. La situazione che la Greco ha trovato all'atto del suo insediamento, in settembre, non è delle migliori. Il tempio C, costruito nel sesto secolo avanti Cristo, il più antico dopo il tempio di Apollo di Siracusa, è malconcio. E ha più di un problema anche il tempio E, dedicato si presume al culto di Era. Il portico settentrionale del tempio C, rimesso in piedi pezzo per pezzo tra il 1926 e il 193o è ingabbiato da dieci anni con un ponteggio. Ma quel che più preoccupa, adesso, sono i capitelli resi vulnerabili dalle cerchiature di ferro e acciaio, ormai arrugginite, che furono applicate a fine anni 70 per tenere insieme la pietra. «Quell'intervento ha peggiorato la situazione - aggiunge Caterina Greco - e ora bisogna rimuovere i ferri, mettere al loro posto delle barre di titanio e riconfigurare esteticamente le parti mancanti con malte non invasive». E non c'è tempo da perdere. Preoccupano in particolare i capitelli della 132 e della 142 colonna. A questi bisogna metter mano subito. Ma la sovrintendenza di Trapani non ha ancora rilasciata l'autorizzazione. «E se non arriva tra oggi e domani mi rivolgo direttamente all'assessorato dei beni culturali della regione», da cui dipendono le direzioni dei venti parchi archeologici istituiti l'estate scorsa in attuazione della legge approvata nel 2000 dall'allora assessore Fabio Granata (oggi esponente di Futuro e Libertà). Il tempio E, invece, è stato parzialmente chiuso alle visite per motivi di sicurezza, perché il cemento armato che fu utilizzato nel restauro del 1956-61 per ricostruire le parti mancanti delle colonne e delle trabeazioni sta sbriciolandosi. «Sono apparsi i ferri della struttura e di recente sono caduti pezzi di calcinaccio da 12 metri di altezza». Ma dove si trovano i soldi per finanziare le opere? Intanto servono subito 150mila euro per i due capitelli del tempio C, e quelli da qualche parte dovranno spuntare se non si vorrà fare la fine di Pompei. La verità, però, è che in una Sicilia che spreca centinaia di milioni per stabilizzare precari, ripianare i debiti degli Ato rifiuti, ricapitalizzare società decotte come l'Amia, del comune di Palermo, non si trova qualche milione di euro per tenere in vita il patrimonio culturale. «Che è il nostro petrolio», dice la Greco, Nella spesa corrente dell'assessorato regionale, alla voce restauri e scavi, ci sono circa 150mila euro e quest'inezia dovrebbe bastare per i 72 istituti, tra sovrintendenze, parchi e musei, presenti in tutta l'isola. Un'assurdità. L'unica risorsa, fintantoché saranno disponibili i fondi europei, è il cosiddetto piano obiettivo 2007-2013, al cui interno sono previste linee di intervento per i beni culturali. Ed è su questi fondi che il parco archeologico di Selinunte sta facendo leva. La Greco ha presentato progetti per 11,8 milioni di euro, di cui 2,8 per i templi C ed E, che richiederanno circa due annidi lavori. Il resto saranno impiegati nell'infrastrutturazione del parco: 330 ettari che arrivano a comprendere le Cave di Cusa, a Campobello di Mazara, dove si estraeva la pietra per i templi di Selinunte e Segesta, e che furono per la maggior parte espropriati tra il 1975 e il 1980 e riuniti in un'unica proprietà demaniale dall'archeologo e sovrintendente Vincenzo Tusa, insigne studioso delle antichità fenicio-puniche. Parte dei finanziamenti serviranno per esempio a recuperare gli immobili rurali di maggior pregio architettonico presenti nel parco. «Vorremmo farci un museo diffuso, con un laboratorio etno-antropologico, una biblioteca multimediale, un laboratorio di restauro e disegno aperto al pubblico e alla didattica, perché il parco possa essere vissuto e fruito a 360 gradi e non per visite mordi e fuggi, come succede oggi». Altri fondi sono stati chiesti per la sistemazione del Baglio Florio, già ristrutturato per accogliere il museo selinuntino, ma tuttora privo delle dotazioni infrastrutturali e degli allestimenti. «E tra i progetti ho anche previsto la realizzazione di un teatro contemporaneo nell'area archeologica, ma di nessun impatto paesaggistico. Mi piacerebbe organizzare a Selinunte uno spettacolo con Roberto Saviano che venga a parlare della legalità nella provincia di Matteo Messina Denaro», il boss succeduto a Bernardo Provenzano alla guida di Cosa nostra. La Sicilia ha un grande patrimonio culturale da sfruttare. Purché vi si dedichino risorse. «I parchi archeologici - conclude Caterina Greco a regime dovranno essere capaci di autofinanziarsi per riuscire a fare la gestione e la conservazione. Ma perché generino ricchezza bisogna investire. Senza soldi nessuno canta messa. Da nessuna parte».
Aiuto, Selinunte va in pezzi
La direttrice del parco archeologico di Selinunte, Caterina Greco, avverte che i templi della colonia greca sono in pericolo di crollo a causa di opere urgentissime. Il tempio C, il più antico dopo il tempio di Apollo di Siracusa, ha problemi di stabilità e i capitelli resi vulnerabili dalle cerchiature di ferro e acciaio devono essere rimossi e sostituiti con barre di titanio. La sovrintendenza di Trapani non ha ancora rilasciato l'autorizzazione, e se non arriva, Greco si rivolgerà all'assessorato dei beni culturali della regione.
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