Cinema e teatri fermi, attori e registi in piazza a Roma: in gioco il lavoro di 250mila persone ROMA. Non si recita, non si suona, si chiude. Il mondo dello spettacolo abbassa per un giorno le saracinesche di cinema, teatri e sale da concerto, sospende le produzioni di set tv, e incrocia le braccia contro i tagli alla cultura previsti dalla Finanziaria 2011. Da Roma a Torino, da Bari a Milano passando per Genova, in molte città ieri i 250mila lavoratori dello spettacolo, attori, registi, ma anche autori, tecnici e maestranze, hanno aderito ad uno sciopero generale organizzato da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. Il mondo dello spettacolo chiede al governo il rinnovo degli sgravi fiscali e il reintegro del fondo unico. Comprensione arriva, forse un po' un ritardo, da Sandro Bondi. «Non posso non comprendere le ragioni della protesta dei lavoratori dello spettacolo che, nonostante certe strumentalizzazioni politiche, pongono problemi reali», ha dichiarato il ministro della Cultura, che ha ribadito l'impegno «a ottenere la proroga degli incentivi fiscali a favore del cinema». Presidi al Petruzzelli di Bari, set cinematografici fermi, iniziative speciali al Carlo Felice di Genova, alla Scala di Milano ed un'assemblea generale organizzata al cinema Adriano di Roma che ha visto la partecipazione di centinaia tra lavoratori e personaggi dello spettacolo come Massimo Ghini, Giovanni Veronesi, Giulio Scarpati, Ennio Fantastichini, Marco Risi, Mimmo Calopresti, Giorgio Tirabassi, Fabrizio Bentivoglio, Paolo Sorrentino, Ettore Scola, Caterina Guzzanti. A distanza di meno di un mese dall'occupazione del red carpet della Festa del cinema di Roma (28 ottobre) da parte di migliaia di addetti del settore e dopo le promesse fatte dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi in quella lunga serata di protesta, nulla è cambiato, anzi. Nella legge Finanziaria 2011, che il governo approverà entro dicembre, il taglio al Fus (Fondo unico per lo spettacolo) è decisamente drastico: dai 408 milioni di euro di quest'anno, il fondo scende a 262 milioni. Il mondo dello spettacolo chiede invece di riportarlo almeno ai livelli del 2008, ovvero a 450 milioni di euro. Oltre al reintegro del fondo, il comparto chiede che vengano riconfermati gli incentivi fiscali (tax credit e tax shelter) che permettono di reinvestire i proventi dei film in nuovi film e soprattutto la revoca delle disposizioni restrittive della legge 1222010, che vincola e soffoca l'investimento in cultura degli enti locali. Si tratta di una norma che non consente a teatri, musei e enti culturali in genere di investire più del 20 del budget 2009. Un limite che produce un taglio generale dell'80 agli investimenti in cultura e che rischia di paralizzare l'intero settore. Mentre Ettore Scola denuncia il «cinecidio premeditato di questo governo», Massimo Ghini spiega che lo Stato «per ogni euro investito nella cultura ne ricava tre». E poi affonda: «Quella in atto è un'azione politica, il tentativo fascista di allineare la cultura. La manifestazione all'Auditorium, durante il Festival di Roma, ha avuto tanto successo anche perché tanti miei colleghi al momento sono senza lavoro, sono a spasso. E invece, il nostro settore dovrebbe essere riconosciuto come un'industria a tutti gli effetti».