Dopo dieci giorni di eventi, workshop e conferenze sui beni culturali e ambientali, sabato si è chiusa la prima edizione di Florens 2010. Più che fare un bilancio che spetta agli organizzatori dopo una breve pausa per riposarsi e metabolizzare è forse opportuno cercare di capire cosa è stato e cosa potrà essere in futuro. E' stato scongiurato il rischio che si traducesse tutto in una grande kermesse, sospesa fra il modaiolo e il paesano. Certo, qualcuno ha storto il naso per il prato a piazza Duomo o per il corteo del David, ma questi eventi più eclatanti sono serviti a coinvolgere anche i più distratti e i più distanti, ribadendo la funzione identitaria svolta dal patrimonio culturale, di cui si parla quasi sempre seguendo i linguaggi aulici della critica d'arte o quelli materiali dello sfruttamento economico. Tutelare cultura e ambiente, invece, significa soprattutto fare i conti con se stessi. In una stagione di grande sfiducia e scetticismo come quella che si sta vivendo nel nostro Paese, suscitare un po' d'orgoglio certo male non fa. Perché funzioni c'è bisogno di un po' di colpi a effetto che attraggano tutti; non è stato per niente banale che gli organizzatori abbiano assecondato quest'esigenza sfidando qualche imbarazzo elitario. La valenza identitaria, peraltro, pone in termini più corretti la contrapposizione fra chi sottolinea la funzione emancipatrice della cultura e chi è interessato soprattutto alla sua commercializzazione. La cartina di tornasole di questo dualismo è il malinteso ruolo assegnato alla comunicazione, considerata dai primi soltanto quale pedagogia della fruizione, che deve trasmettere il valore in sé dell'opera, dai secondi come mero strumento per attrarre attenzione. La centralità della comunicazione, piuttosto, sta a segnalare come il patrimonio culturale determini un'esperienza della fruizione dissimile fra i vari destinatari, la comprensione della quale è fondamentale per rinnovare la strategia con cui accrescerne l'efficacia e la ricchezza, senza svilirne l'essenza, ma adeguandosi a contesti sempre mutevoli per obiettivi, tecnologie e strumenti a disposizione. Florens è un'occasione da cogliere proprio nella misura in cui saprà convocare le tante e sempre crescenti competenze necessarie, ciò che ha fatto con buon successo nella prima edizione. Forse bisognerà selezionarle meglio, rendendo più chiari gli obiettivi, accorciando la durata della manifestazione e lavorando soprattutto sul territorio, senza cercare altrove i motivi di un successo che deve nascere dal suo interno. Soltanto così potrà avere anche quella necessaria visibilità nazionale e internazionale che è un po' mancata al suo debutto.