BARI Entro sessanta giorni Punta Perotti deve essere abbattuta. Sessanta giorni a partire dall'entrata in vigore della legge delega sull'ambiente che oggi andrà in aula al Senato per il voto definitivo e che istituisce nuove norme sugli abusi in aree sottoposte a vincolo paesaggistico. Prevista «una misura speciale per demolire una volta per tutte gli ecomostri, quale quello di Punta Perotti a Bari». II nuovo testo. Le regole sulle quali il governo porrà la fiducia, stabiliscono che «in considerazione del grave pregiudizio arrecato al paesaggio», il Comune deve provvedere all'abbattimento entro 60 giorni. In caso di inerzia, interviene la Regione esercitando poteri sostitutivi. Altrimenti, sarà lo stesso ministero dei Beni culturali a provvedere, avvalendosi delle strutture tecniche dei ministero della Difesa. Dopo la demolizione. Una volta effettuata la demolizione, il ministero dei Beni culturali, d'intesa con la Regione Puglia e il Comune di Bari e, sentito il ministero dell'Ambiente, procederà all'elaborazione del progetto di recupero e riqualificazione paesaggistica dell'area. BARI L'ecomostro di Punta Perotti ha le ore contate. Anzi, i giorni. Sessanta, per l'esattezza, a partire dal momento di entrata in vigore della legge delega sull'ambiente che, oggi, andrà in aula al Senato per il voto definitivo ed istituisce nuove norme sugli abusi in aree sottoposte a vincolo paesaggistico. Lo stesso ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, ieri, ha dichiarato con soddisfazione che, oltre alle nuove disposizioni che irrobustiscono la tutela del paesaggio, è stata prevista «una misura speciale per demolire una volta per tutte gli ecomostri, quale quello di Punta Perotti a Bari». In buona sostanza, il nuovo testo, sul quale il governo ha intenzione di porre la fiducia, stabilisce che «in considerazione del grave pregiudizio arrecato al paesaggio», il Comune provveda all'abbattimento dei manufatti incriminati entro 60 giorni. In caso di inerzia, interviene la Regione esercitando poteri sostitutivi. Altrimenti, sarà il ministero dei Beni culturali a provvedere, avvalendosi delle strutture tecniche del ministero della Difesa. Una volta effettuata la demolizione, il ministero dei Beni culturali, d'intesa con la Regione Puglia e il Comune di Bari e, sentito il ministero dell'Ambiente, procederà all'elaborazione del progetto di recupero e riqualificazione paesaggistica dell'area. In questo modo, ha sottolineato, ieri, il ministero dei Beni culturali «si da credibilità ed effettività alle norme sul paesaggio e il territorio sarà finalmente liberato da sfregi intollerabili, mentre i relativi siti saranno risanati». La legge è rimasta ferma al palo dall'autunno del 2001 sul comma 32, che consentiva di depenalizzare gli abusi compiuti anche se i costruttori non avevano ricevuto alcuna autorizzazione paesaggistica preventiva. La svolta è arrivata, nei giorni scorsi, proprio cancellando questo comma dal disegno di legge delega. «Una simile sanatoria - è stato osservato dallo stesso ministro Urbani - avrebbe declassato la tutela del paesaggio allo stesso livello della disciplina dell'edilizia». La depenalizzazione resta, quindi, solo per fatti minori e saranno le Soprintendenze a valutare caso per caso. Oli abusi di maggior impatto, invece, saranno puniti come veri e propri delitti con un massimo di quattro anni di carcere. Immediato il commento del sindaco di Bari, Michele Emiliano: «II Comune è vicino alla meta dell'abbattimento. Abbiamo già l'appalto in corso e siamo stati "fermati" solo dal sequestro dell'immobile richiesto dalle famiglie proprietarie». n riferimento del sindaco va all'ultima sequenza della teleno-vela giudiziaria contro l'abbattimento da parte dell'impresa co-struttrice, la «Sud Fondi». Come si ricorderà, questa chiese un mutuo immobiliare alla Cariplo assorbita, poi, da Banca Intesa. Da questo mutuo di cento miliardi furono attinti solo 9 miliardi per .Iniziare l'attività edificatoria. Il mutuo era garantito da un'ipoteca immobiliare (i suoli e le future costruzioni). Due mesi fa la «Salvatore Matarrese spa», società neonata, ha rilevato da Banca Intesa il vecchio credito e l'ipoteca e ha notificato al «Sud Fondi» un precetto ingiungendo il pagamento delle somme. Pagamento che, ovviamente, non è arrivato e così si è proceduto all'espropriazione immobiliare nei confronti di chi oggi ha la proprietà bene: il Comune di Bari. Il Comune ha proposto opposizione che è stata accolta e sì discuterà il 20 ottobre nel merito. L'obiettivo è ottenere la cancellazione del pignoramento immobiliare per procedere all'abbattimento. «Se il nuovo disegno di legge sull'ambiente - conclude il sindaco - serve ad aggirare il vincolo costituito dal sequestro dei beni, ben venga. Altrimenti si tratta solo di un'espropriazione dei poteri del Comune e, in questo caso, non posso escludere il ricorso al conflitto di attribuzione».