Si continua a costruire nonostante il mercato sia fermo da mesi Conferenza del Laboratorio Urbano. Le previsioni della docente Bonora Sono 50mila le abitazioni invendute in Emilia Romagna, di cui 35 mila in pronta consegna e le altre 15 mila in cantieri ancora in corso, mentre la richiesta di alloggi pubblici cresce costantemente. È il paradosso in cui si dibatte il mercato del mattone emiliano, sottolineato dagli studiosi di Laboratorio Urbano, che nel convegno del 19 novembre a San Giovanni in Monte hanno proposto, con leconomista Renzo Baccolini, una exit strategy. Attingere al fondo per il social housing della Cassa Depositi e Prestiti, circa 1,7 miliardi di euro a livello nazionale, per acquisire come enti pubblici le case vuote che gravano sui bilanci delle società di costruzioni e trasformarle in un rilancio anche sociale dellurbanistica. Il contesto di quella che una volta sembrava la leva principale di contrasto alla crisi economica è oggi pieno di contraddizioni. Da una parte un consumo sempre più massiccio dello spazio, soprattutto nei paesi della provincia vicini alle grandi città, con laumento in cinque anni, dal 2003 al 2008, dell8,1 di «territori modellati artificialmente». Nuovi insediamenti, illustrati nella relazione di Graziella Guaragno e Barbara Nerozzi, che portano con sé case, negozi, infrastrutture e fabbriche. Una produzione che trasforma le campagne o le aree vuote della città in nuovi insediamenti ma non incontra più, secondo le proiezioni, le esigenze di chi arriva alla fine del mese con un reddito sempre più basso. Solo nel Comune di Bologna più di 25 mila residenti (il 6,83 della popolazione) richiede ogni anno un intervento a Palazzo dAccursio per trovare casa. La risposta delle istituzioni a tutte le domande che arrivano rimane bassa, e copre solo il 3 delle richieste. Una "fame di casa" che non arretra, di fronte alla costruzione di nuovi alloggi. Secondo lo studio di Paola Bonora, docente di geografia allAlma Mater, ogni anno nei comuni della pianura si costruiscono mediamente 2.500 alloggi, di cui 700 a Bologna. Ma i vari Psc, cioè i piani regolatori dei comuni, prevedono che solo nella pianura bolognese verranno costruite nei prossimi anni più di 60 mila case. Di queste, solo 22 mila, cioè il 36, sono residui non realizzati di vecchi Prg, le altre 38 mila sono nuove previsioni maturate negli ultimi anni. Al ritmo attuale di compravendite, la professoressa Bonora stima che ci vorranno circa 25 anni per "assorbire" questa cospicua mole di edifici. Per la gran parte, non si tratta di interventi di riqualificazione urbana, che coprono solo il 15, ma di nuove aree agricole o non urbanizzate. E non ci sono solo le case: le aree produttive investiranno nel futuro 800 ettari di suolo oggi agricolo. La morsa della crisi finanziaria ha fatto entrare in cortocircuito il meccanismo che premiava economicamente i comuni che facevano costruire di più. Oggi, alla vigilia delle aste che a dicembre metteranno sul mercato 100 milioni di euro di immobili a Bologna in aree ex militari e palazzi storici, la riflessione sul disegno urbanistico della città al tempo della crisi sembra sempre più urgente.