Diecimila tonnellate in tutta la provincia. Il flop di discariche e termovalorizzatori promessi dal governo Indietro tutta, verso il fallimento più clamoroso. Gli scorci di Napoli lo raccontano senza filtri, come sempre con le sue ferite. Ma, ancora una volta, è un territorio vastissimo e senza voce, lintera provincia a soffocare sotto la stessa coltre. Le strade che costeggiano il centro antico o quelle che portano al Museo delleccellenza archeologica, via Toledo come Santa Teresa degli Scalzi, come i paesoni di Giugliano o San Giorgio, o le stradine che finiscono agli Scavi di Ercolano. Tutto sepolto da nuova lava: immondizia. La Campania, entrata ufficialmente nella crisi dinverno dei rifiuti, allalba dellanno diciassettesimo della sua emergenza, allerta gli osservatori sanitari e torna sullo stesso piano inclinato del 2008. Come allora, cè aria di crisi al governo e faide politiche intestine che complicano levoluzione della crisi, perché è anche allombra dei miasmi materiali che si moltiplicano quelli dei Palazzi, mentre fuori crescono i comitati dei "no" e si alimentano i trasversalismi sui territori. Ma cè una differenza sostanziale che rende le 10mila tonnellate di oggi - domani saranno 12mila, abbandonate sulle strade di Napoli e della sua vasta provincia - più opprimenti delle analoghe montagne di quei giorni. Ed è la mancanza di un piano B, anzi lostruzione di una prospettiva in cui qualcuno credeva. A cominciare dal governatore Caldoro. Lassoluta insufficienza di impianti con i quali rispondere allaccumulo degli arretrati è il nemico con cui stanno facendo i conti, nelle ultime drammatiche ore, non solo Caldoro, il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino, e i primi cittadini di almeno cinquanta comuni tra costa e hinterland, tra i più segnati dal disastro. Lunica speranza? «I viaggi allestero, di nuovo», scuote la testa uno di loro, sullorlo del disastro. Era il 21 maggio 2008 quando il premier battezzava a Napoli il nuovo esecutivo, promettendo «Vita nuova per Napoli». Cosa doveva cambiare? Il numero dei termovalorizzatori, rimasti a quota uno, mentre dovevano diventare quattro. Il numero delle discariche: aumentate solo di due unità, ed ormai prossime alla saturazione, vedi Chiaiano (Napoli) e cava Sari (Terzigno). E anche il livello della raccolta differenziata: che nella sola città di Napoli è passata in media dal 13 al 19 per cento (Roma è al 20) ma doveva raggiungere a questora il 35, poi il 50. Due anni e mezzo fa, si decise di incarnare «lo Stato che fa lo Stato» e si stabilì, nero su bianco, di aprire le 5 discariche in più e di affiancare al termovalorizzatore di Acerra - che è stato attivato, ma non è mai entrato a pieno regime - altri tre. Tutti da avviare ancora, sulla carta. In più, il 28 ottobre scorso, Berlusconi torna in Prefettura a Napoli e deve smentire se stesso, promettendo che cancellerà le discariche previste nel decreto del maggio 2008: cava Vitiello, Andretta e Serre. Non fosse bastato il colpo docchio sulla devastazione in corso, ecco lo sguardo implacabile degli ispettori dellUnione europea. «Come due anni fa». Il gioco infinito.