Pechino riscopre la leggenda dei legionari perduti Biondi e con geni europei, proverebbero le relazioni fra Roma e Pechino giampaolo visetti Il test del Dna ha stabilito che il 58 dei suoi geni sono occidentali. Nella regione è una celebrità. Mangia con i soldi di chi, con un vago sgomento, paga per vederlo. Luo Ying è la copia di un gladiatore del Colosseo e per tutti è "Luoma", il romano. Unazienda di Shanghai, dopo averlo visto in tv, lo ha assunto come «uomo immagine» per trattare con i clienti del Mediterraneo. Il villaggio dimenticato dellAsia dove i cinesi hanno la faccia da romani sta diventando famoso e potrebbe custodire un segreto. Proprio qui, lungo le tracce cancellate della Via della Seta, si sarebbe persa una legione di 6mila soldati romani, guidati dal primogenito del generale Marco Crasso. Era il 53 avanti Cristo e per la storia quei legionari, sfuggiti alla guerra contro i Parti, sono misteriosamente scomparsi. I discendenti delle milizie di Crasso, decapitato dagli antenati dei persiani nei territori dellattuale Iran, si sarebbero stabiliti tra Tibet e Turkestan, oggi Qinghai, per evitare di essere eliminati dai guerrieri cinesi dellimperatore Wu, dinastia Han. Furono i primi, involontariamente, a collegare Oriente e Occidente, travolgendo le convinzioni geografiche dellepoca. Per antropologi e archeologi sarebbe la conferma di una scoperta rivoluzionaria: proverebbe che i due imperi più potenti dellumanità, il romano e quello cinese, non si limitarono a sfiorarsi grazie al commercio, ma entrarono direttamente in contatto. I libri di storia oggi raccontano che prima di Marco Polo, nel tredicesimo secolo, solo una visita di diplomatici di Roma, nel 166 dopo Cristo, riuscì a raggiungere Pechino. Gli studiosi delluniversità di Lanzhou sono certi che presto i testi dovranno essere riscritti. Nel corso di una campagna di scavi hanno riportato alla luce a Liqian i resti di unantica fortificazione. Ha forma e sistema costruttivo uguali alle strutture di difesa seminate dai romani in Europa, Asia e Africa. Identica anche la canalizzazione dellacqua. Un gruppo di antropologi ha scoperto che gli abitanti del villaggio, che non hanno mai viaggiato al di fuori della regione, adora i tori e organizza giochi simili alla tauromachia. Un esame genetico ha stabilito che alcune famiglie sono inspiegabilmente di origine caucasica, elemento che induce gli esperti a concludere che discendono dai legionari perduti dellesercito di Crasso. La leggenda sta appassionando la Cina ed è sulle prime pagine dei giornali. Archeologi e antropologi italiani e cinesi, riuniti nel nuovo Centro di studi italiani dellUniversità di Lanzhou, in primavera amplieranno così gli scavi fino a ripercorrere verso ovest i 7mila chilometri della Via della Seta. «Contiamo di dimostrare - dice Yuan Honggeng, direttore del Centro - che le relazioni tra i due più straordinari imperi della storia vanno anticipate di parecchi secoli». La cinesizzazione delle milizie scomparse solleva però anche scetticismo. «Il Dna europeo degli abitanti di Yongchang - dice Yang Gongle, storico dellUniversità Normale di Pechino - non prova lorigine romana». Speranze e dubbi degli accademici non scoraggiano però lentusiasmo popolare: i sosia dei legionari sono star di tv e giornali.
Rovine romane in Cina mistero sulla Via della seta
Un gruppo di scienziati cinesi ha scoperto che un villaggio in Qinghai, in Tibet, potrebbe essere il luogo dove si sono perse le legioni romane guidate da Marco Crasso nel 53 a.C. I resti di un'antica fortificazione e canalizzazione dell'acqua sono stati trovati, e gli abitanti del villaggio hanno tratti fisici e genetici che potrebbero essere legati alle legioni romane. Un esame genetico ha stabilito che alcune famiglie del villaggio sono di origine caucasica, elemento che induce gli esperti a concludere che discendono dai legionari perduti.
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