Bokova (Unesco): «I nostri esperti in aiuto dell'Italia» Pompei potrebbe essere inserita nella lista "rossa" dei beni patrimonio dell'umanità in pericolo. O almeno, Irina Bokova, direttrice generale nell'Unesco, ieri a Roma per la prima visita ufficiale nel nostro paese, non esclude che questo possa accadere. Diplomatica di lungo corso, misura bene le parole. Definisce il crollo della casa dei Gladiatori, sbriciolatasi all'alba del 6 novembre, «una tragedia, e un importante segnale che le autorità italiane - che ne hanno la responsabilità primaria - e l'Unesco non devono sottovalutare». Dopo essersi definita «molto preoccupata», ha ribadito che entro dieci giorni giungeranno sulle pendici del Vesuvio (come anticipato dal Sole 24 Ore) gli esperti dell'agenzia Onu per l'educazione, la scienza e la cultura, guidati da Francesco Bandarin. Offriranno aiuto e consulenza alle autorità italiane e valuteranno lo stato di degrado del sito archeologico iscritto nella lista Unesco nel 1997. Sulla base di queste valutazioni l'anno prossimo in Bahrain, durante la 35a riunione del comitato per il patrimonio dell'umanità (dal 19 al 29 giugno), si potrebbe decidere l'inclusione della ex città sepolta nella lista dei siti «a rischio». Oggi comprende 34 località su quasi 900 classificate, tutte nei paesi meno sviluppati o in via di sviluppo, fatta eccezione per I'Everglades national park, incluso quest'anno su richiesta dello stesso governo statunitense. Nella lista rossa potrebbe essere inserito anche il parco nazionale del Serengeti, in Tanzania, minacciato dalla costruzione di un'autostrada che interromperebbe le millenarie rotte migratorie dei grandi erbivori. L'Italia, più grande finanziatore dell'Unesco, come rilevato dalla stessa Bokova, è il paese con il maggior numero di siti iscritti nell'elenco dei beni patrimonio dell'umanità, annoverandone ben 45. « Riconosco che il mondo stia attraversando una difficile crisi economica e che i governi debbano affrontare enormi pressioni per la riduzione della spesa pubblica - ha affermato Bokova, cui era stato chiesto di esprimersi sui tagli alla cultura e all'educazione in Italia - tuttavia ritengo che sia necessario cambiare il modo di vedere le cose, cambiare mentalità. Cultura non significa solo preservare, e pertanto non va intesa solo come una spesa, ma anche come un modo per generare ricavi. Il patrimonio culturale di un paese può essere un volano per l'economia, può rendere una nazione più competitiva. Prendiamo ad esempio il Brasile, valorizzando la sua creatività, il design, la musica e i festival è riuscito in pochi anni a trasformarli nell'8 del suo giro d'affari». «Cultura e sviluppo» è dunque lo slogan dell'Unesco guidato da Bokova, che si è anche impegnata a ridurre la burocrazia. Cambiare mentalità significa anche pensare in modo diverso al concetto di "pace". «Pace oggi non ha lo stesso significato di oltre venti anni fa, ai tempi della contrapposizione tra il blocco sovietico e quello occidentale - spiega la Bokova, diplomata a Mosca in relazioni internazionali ed ex esponente dell'establishment comunista bulgaro - oggi pace significa accesso all'acqua, lotta alla desertificazione, al cambiamento climatico, conservazione della biodiversità». Un diverso modo di affrontare le relazioni internazionali che la Bokova ama definire «nuovo umanesimo». « La cultura scientifica, nel mondo, è minacciata, non le viene dato spazio adeguato nell'educazione, riceviamo moltissime richieste di aiuto. Vogliamo rifare una grande campagna per portare più scienza nelle scuole», afferma la Bokova che però, riguardo alle dilaganti pressioni, dagli Usa all'Italia, affinché ai ragazzi non si insegni la teoria dell'evoluzione, o la si insegni in parallelo all'idea dell'intelligent design, preferisce non pronunciarsi: «Non ho seguito a sufficienza il dibattito», si giustifica. Lo scorso anno l'Unesco ha terminato un'opera ciclopica: una storia dell'umanità scritta da oltre 450 specialisti dove si cercano di superare le divergenze nazionali trovando una narrazione comune che tenga conto del contributo di tutti popoli allo sviluppo umano. È il momento di trasformare i sette poderosi volumi in uno strumento pedagogico: «Siamo partiti con la storia dell'Africa, la stiamo adattando per le scuole. Poi stiamo prendendo accordi con la Francia e l'Unione europea affinché agli studenti non si insegni la storia di un solo continente, o poco più». CHI È Irina Bokova, dall'ottobre 2009, è la prima direttrice generale dell'Unesco donna. Bulgara, ha studiato a Mosca, nel Maryland e ad Harvard. È stata segretario di Stato per l'integrazione europea e ha svolto diversi incarichi come ambasciatrice bulgara. Ieri ha ricevuto a Roma una medaglia in memoria di Vittorino Veronese, unico direttore italiano dell'Unesco.