Questatteggiamento ricorda la dissennatezza dei sostenitori delle risorse infinite del pianeta che mai finiranno perché la tecnologia ci salverà ma per il paesaggio, come per i beni artistici e culturali, questa via ottimista non esiste: quando piazza del Duomo, il sagrato, nella memoria collettiva verrà registrato come un suk, il suo fascino di luogo nello stesso tempo civico e religioso sarà scomparso per sempre. Ma cè di più. In questa sorta di ossessione per luso dei luoghi pubblici più centrali e facilmente identificabili cè il fallimento della politica urbanistica, lincapacità di pensare e progettare spazi aperti attrattivi in grado di accogliere, senza emarginarli, allestimenti temporanei per eventi non istituzionali. Il nuovo Pgt non risolverà di certo questo problema perché considera che gli spazi di questo genere possano generarsi spontaneamente come parte integrante di piani privati e finanziati dagli oneri di urbanizzazione ma questa illusione, come del resto tutto il Pgt, parte dal presupposto di una forte domanda di abitazioni da parte di una fascia di utenti solvibili che non si vede allorizzonte. Uno dei requisiti di questi spazi è laccessibilità accompagnata dalla contestuale vicinanza a poli di attrazione commerciale e di servizio che garantiscano un flusso di persone del quale deve beneficiare chi in questi siti allestisce eventi temporanei. La verità è che si arriva a questo risultato attraverso una pianificazione del territorio che sta agli antipodi di quanto è contenuto nel nuovo strumento urbanistico. La conseguenza di questa incapacità amministrativa è che, se mai alle parole «mai più in Piazza del Duomo» si tenesse fede, Milano non ha altri luoghi alternativi mentre sindaco e assessori vagheggiano di un ruolo internazionale della città che per questa strada non arriverà mai.
MILANO - Piazza Duomo non è una vacca da mungere
Il testo critica il nuovo piano urbanistico di Milano, che non prevede la creazione di spazi aperti e attrattivi per eventi non istituzionali. L'autore sostiene che questo piano fallisce nel pensare a spazi aperti e che considera che gli spazi possano generarsi spontaneamente come parte integrante di piani privati e finanziati dagli oneri di urbanizzazione. Il testo afferma che la pianificazione del territorio è agli antipodi di quanto è contenuto nel nuovo strumento urbanistico e che la conseguenza è che Milano non ha altri luoghi alternativi per eventi.
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