Lissner: "Anche la Scala in crisi" La Provincia taglia tre milioni I gestori al fianco dei lavoratori nello sciopero dello spettacolo contro il blocco dei fondi Finazzer: tagliamo i ministeri inutili Nel giorno dello sciopero nazionale dello spettacolo, passano alla lente dingrandimento i problemi della cultura milanese, e in particolare della Scala, dove si alza il grido dallarme del presidente della Provincia Guido Podestà, che in qualità di consigliere damministrazione, dopo la seduta sul bilancio della Scala, denuncia: «La Provincia in questo momento non ha la certezza di poter garantire per lanno prossimo alla Scala il finanziamento di 2,9 milioni». Il teatro per ora non prevede tagli alla programmazione ma, ripete Podestà, «la situazione è difficile». Poche ore dopo la denuncia dei tagli del governo al mondo dello spettacolo riecheggia alla Camera del Lavoro nel convegno della Cgil su "La cultura come bene comune". Dove, a sorpresa, è il sovrintendente della Scala Stéphane Lissner a sferrare uno degli attacchi più vibranti, usando toni e argomenti tante volte sollecitati dalle maestranze del Teatro: «Testimonio la mia solidarietà personale e quella dei lavoratori della Scala, in un momento di grave crisi che ci riguarda tutti - esordisce, tra gli applausi della platea - . I privati possono migliorare la situazione? Sì, ma sostituirsi allo Stato no, mai. La Scala ha il 40 per cento di finanziamenti pubblici, contro il 65-70 di altri teatri in Europa, per esempio Vienna. Inoltre nel 2009 abbiamo ricevuto dallo Stato un contributo di 37 milioni e ne abbiamo pagati 39 di tasse». Infine, il teatro nei momenti di crisi, «è un luogo di riparo e di confronto di idee in cui i cittadini hanno bisogno di ritrovarsi» e non va penalizzato. Allassemblea cerano Toni Servillo, che ha aderito allo sciopero e cancellato la sua lettura prevista al Piccolo, e Moni Ovadia, che sintetizza: «Usando un eufemismo, posso dire che questo governo odia la cultura». Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, si è lanciato in unarringa vibrante: «Temo che la grave situazione in cui si trova la cultura derivi dal fatto che la sua identità costituzionale dà fastidio al governo: un linguaggio volgare, umiliante». Ridurre in modo così drastico il Fus (Fondo unico dello spettacolo), dice, equivale a «togliere agli operatori la possibilità di assumersi le proprie responsabilità». E a Tremonti, che ha invitato ironicamente a provare a «farsi un panino con Dante Alighieri», risponde: «Si faccia lui un panino con i 300 milioni che, secondo Brunetta, sono il fondo benzina per le auto di servizio italiane, una cifra superiore a quella del Fus». Silvano Conti, coordinatore nazionale cultura e spettacolo Cgil, ricorda che in questo campo «Milano occupa una posizione preminente», ma «occorre cambiare passo, anche in vista di Expo». Vede in positivo, invece, lassessore alla cultura del Comune, Massimiliano Finazzer Flory: «I privati sono gli unici a credere che la crisi si combatte con la cultura; in due mesi abbiamo trovato 2 milioni di euro per il Museo del Novecento. Ma le istituzioni devono fare di più. Per trovare risorse si possono anche tagliare i ministeri meno importanti».
MILANO - Escobar: "La cultura dà fastidio, lo Stato ci umilia"
La Provincia di Milano ha dichiarato di non poter garantire il finanziamento di 2,9 milioni alla Scala per l'anno prossimo. Il presidente della Provincia, Guido Podestà, ha denunciato la situazione difficile del teatro. Lo stesso giorno, il sovrintendente della Scala, Stéphane Lissner, ha parlato alla Camera del Lavoro sulla crisi della cultura e ha sottolineato l'importanza della Scala come luogo di riparo e di confronto di idee. Lissner ha anche criticato il governo per il taglio del Fus (Fondo unico dello spettacolo) e ha affermato che la cultura non può essere sostituita dai privati.
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